1 dicembre 2008 / 16:13 / 9 anni fa

Crisi, ma non per finanza islamica: servono sempre più studiosi

<p>Un uomo legge il Corano al mausoleo Sidi Boumedine di Tlemcen, Algeria. REUTERS/Louafi Larbi</p>

di Tom Heneghan

PARIGI (Reuters) - Mentre nel mondo della finanza globale vengono tagliate decine di migliaia di posti di lavoro, nel settore delle banche islamiche -- che ha un valore d‘affari di 1.000 miliardi di dollari -- il lavoro per gli studiosi della legge islamica non manca, anzi, ma quelli disponibili sono sempre meno.

Gli esperti di scritture musulmane sono critici nei confronti della finanza islamica, che richiede un via libera di tipo religioso per emettere sul mercato bond, mutui o altri prodotti finanziari in modo che rispettino gli standard previsti dal Corano.

Ed essere all‘altezza di questo lavoro richiede molto più tempo e molta più preparazione di quanta non sia necessaria per svolgere altri incarichi nel mondo della finanza tradizionale.

I candidati infatti devono prima studiare la legge islamica -- o sharia -- per molti anni e poi diventare esperti di finanza.

“In generale, e in particolare in Europa e in America, c’è carenza di studiosi esperti di entrambi questi settori”, ha detto Mufti Abdul Kadir Barkatulla, un imam di origine indiana che vive a Londra e che siede nei consigli per la sharia di sei banche tra cui Lloyds Tsb Bank.

“Un gruppetto di studiosi viaggia per il mondo (per dare consigli alle banche) e le nuove leve non sono state preparate abbastanza in fretta per prendere il loro posto”, ha aggiunto l‘imam nel corso di una conferenza sulla finanza islamica a Parigi.

Una parte del problema è di natura linguistica. Molti studiosi del Medio Oriente lavorano soltanto in arabo, la lingua dell‘Islam, ma il mercato globale richiede esperti che parlino sia arabo che altre lingue, come inglese o francese.

Uno studio realizzato per Paris Europlace, un gruppo che sta cercando di sviluppare il settore bancario islamico in Francia, ha dimostrato che ci sono poco più di 100 studiosi al mondo che hanno le competenze necessarie per sedere nei consigli di esperti della sharia.

La richiesta di un sistema bancario di tipo islamico è aumentata negli ultimi anni e si è estesa a partire dal Medio Oriente, mano a mano che 1,3 milioni di musulmani nel mondo cercano investimenti che rispettino i principi della loro fede.

NESSUNA REGOLA PER LA FINANZA ISLAMICA

L‘attuale crisi finanziaria globale ha colpito anche il settore islamico, anche se le banche islamiche sostengono di avere maggiori strumenti a disposizione per affrontare la crisi per via della loro posizione più conservativa.

“Non siamo immuni ma non siamo stati colpiti in modo catastrofico”, ha spiegato Sheikh Nizam Yaquby del Bahrain, consigliere tra l‘altro delle divisioni islamiche di Hsbc e Bnp Paribas.

“Gli esperti per esempio ci hanno impedito di acquistare mutui subprime”.

La legge islamica proibisce inoltre gli investimenti che prevedono interessi a tasso fisso e quelli in aziende che trattano alcool, carne di maiale o contenuti pornografici. Ma come per tutti gli altri settori, non ci sono regole fisse che tutti gli studiosi accettano e condividono.

Alcune differenze sono di natura teologica. La Malaysia -- che ospita oltre la metà mercato obbligazionario islamico di tutto il mondo -- segue la corrente Shafi dell‘Islam sunnita ed è la più flessibile con il debito.

L‘Arabia saudita è la più ortodossa mentre i Paesi del Golfo hanno individuato una via di mezzo. La finanza islamica nei Paesi occidentali in genere segue il Golfo.

Gli sciiti hanno differenze sorprendenti, come per esempio quella che la messa al bando degli interessi non si applica al prestito interbancario, “anche se adesso si stanno uniformando alla corrente principale”, ha detto Barkatulla.

Per esempio un consiglio di esperti della sharia potrebbe dover bocciare un piano di prestito nei confronti di una compagnia aerea che serve alcolici ai passeggeri a bordo, mentre un altro potrebbe ignorare questo aspetto e approvare ugualmente il piano, secondo quanto riferito da Mufti Ahmed Said Louqman Ingar, dell‘isola di Reunion, nell‘Oceano indiano.

E non ci sono nemmeno tabelle fisse con i compensi destinati ai consiglieri esperti della sharia, che secondo i media del Golfo possono guadagnare fino a 100.000 dollari per una fatwa, o per un contratto, anche se Barkatulla dice che l‘aspetto economico non è importante.

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