Pompei, archeologi francesi scoprono segreti di antichi tessuti

sabato 15 novembre 2008 18:35
 

NAPOLI (Reuters) - Un esperimento svolto oggi da archeologi francesi ha scoperto che nell'antica Pompei, cittadina sommersa dalla lava del Vesuvio nel 79 dopo Cristo, si usavano tessuti tinti con allume, con risultati di qualità, e venivano impiegati oltre alla lana anche lino o canapa.

Lo hanno annunciato gli stessi studiosi che hanno effettuato il test su un centinaio di pezzi di tessuti, bruciati, dai quali sono riusciti a risalire alle percentuali di composizione: 60% lana e 40% lino/canapa.

L'esperimento è stato effettuato in un tintoria dell'insula Regio V,1,4, nella quale sono state appositamente ricostruite due caldaie dalle originali del periodo romano e dove è stato ritrovato dell'allume in alcune anfore.

"E' stata una sorpresa vedere che oltre la lana venivano utilizzate molto anche altre fibre, lino o canapa. E' importante che abbiamo stabilito la quantità. 60% lana e 40% lino o canapa. Possiamo pensare che i capi fossero lavorati sul posto, ma non sappiamo però dove andassero dopo la lavorazione", ha detto a Reuters Philippe Borgard, il quale con Roger Zerubi -- uno degli archeologi del Centre Camille Jullian (Aix-en-Provence ) associato al Centre Jean Bèrard -- ha avviato lo studio nel 2000.

Oggi il lavoro degli archeologi ha portato alla costruzione di questi macchinari, ma anche alla ricostruzione delle tecniche di tintura della stoffa, e ha consentito di conoscere meglio i coloranti vegetali che si utilizzavano venti secoli fa.

"Ora intendiamo continuare... abbiamo intenzione di tenere in funzione le caldaie e di effettuare la colorazione giorno e notte per qualche tempo... per capire che tipo di organizzazione era stata pensata e comprendere le quantità di produzioni possibili e utili ad un eventuale esportazione dei tessuti", spiega Borgard.

La tecnica tessile è stata ricostruita e applicata sotto gli sguardi incuriositi di decine di bambini e turisti stranieri, da un'altra archeologa, Maire-Pierre Puybaret, utilizzando allume, un minerale raro che si ritrova nelle miniere dell'arcipelago delle Eolie, capace di fare assorbire e fissare il colore sulla lana.