Immigrati, Cnel: lavorano più di italiani ma non fanno carriera

giovedì 13 novembre 2008 19:57
 

ROMA (Reuters) - Gli immigrati in Italia hanno un tasso di occupazione più alto degli italiani, ma all'aumentare degli anni di residenza in Italia non segue un miglioramento delle loro condizioni di lavoro, tanto più se hanno alle spalle una laurea. Lo dice un'indagine del Consiglio nazionale dell'Economia e del lavoro (Cnel), presentata oggi.

"Per gli immigrati di osserva una buona capacità di inserimento lavorativo", si legge nella scheda di presentazione della ricerca del Cnel, che fissa al 67% il loro tasso di occupazione contro il 58% della popolazione italiana.

Esiste però una diversa distribuzione del lavoro, visto che gli immigrati si concentrano nei settori tradizionali dove è richiesto un livello inferiore di qualificazione, soprattutto all'inizio del processo migratorio.

La ricerca del Cnel sostiene che per quanto riguarda la qualità del lavoro svolto "il processo di assimilazione e integrazione è molto lento", perché, se è vero che i tassi di disoccupazione diminuiscono all'aumentare degli anni di permanenza in Italia, non si assiste ad un parallelo miglioramento del tipo di lavoro, che rimane relegato alle mansioni di fascia bassa.

"La principale via di riscatto" per gli immigrati, come dice il Cnel, rimane quello della "imprenditorialità straniera".

"Nel biennio 2006-2007 si sono avuti infatti 17mila nuovi iscritti stranieri alle Camere di Commercio, la maggior parte dei quali si ritiene in genere essere lavoratori dipendenti che hanno cambiato la propria posizione passando al lavoro autonomo".

Se il confronto con gli italiani si sposta poi sui livelli di scolarizzazione, la quota di occupati stranieri con almeno il diploma si attesta al 40% ed è inferiore di 16 punti percentuali rispetto agli occupati italiani. Ma in questo campo il titolo di studio non si rivela per gli immigrati un fattore di grande mobilità verso l'alto.

Se il basso titolo di studio spiega la collocazione degli stranieri tra i lavori meno qualificati, "al crescere del titolo di studio diminuisce il vantaggio della popolazione straniera rispetto a quella italiana e peggiora addirittura nel caso delle donne laureate, per le quali il tasso di occupazione diverge di 11 punti percentuali in meno rispetto alle italiane", dice il Cnel.

Scarso è infine il ricorso degli immigrati ai servizi per l'impiego e questo è in parte dovuto alla scarsa comprensione del funzionamento dei centri per l'impiego e dei loro servizi.

Al tempo stesso il 36,5% di extracomunitari afferma di essere disoccupato da più di sei mesi e che, in base alla normativa vigente, dovrebbe essere irregolare, passando così al lavoro sommerso piuttosto che usufruire di questi servizi.

 
<p>Immagine d'archivio. REUTERS/Tony Gentile</p>