Italia: "Rotary" che esclude migliori, dice autore di "Mediocri"

martedì 11 novembre 2008 08:40
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Ricca di giovani talenti, l'Italia resta immobile e vecchia, premiando chi il talento non ce l'ha, in base a logiche di appartenenza e non di merito: "Come un Rotary club esclusivo, che però esclude i migliori", dice a Reuters Antonello Caporale, giornalista del quotidiano La Repubblica, autore di "Mediocri. I potenti dell'Italia immobile" (Baldini Castoldi Dalai editore), da qualche giorno in libreria.

La distanza che separa il talento dal successo, dice Caporale, è misurata esattamente dal potere della mediocrità: tanto più è pervasivo e innerva il corpo della società, tanto più il successo sarà distante da colui che effettivamente lo merita.

Per misurare tale distanza, l'autore ha chiesto di sintetizzare in equazione matematica la "formula della mediocrità" (riportata persino in copertina) a due giovani studiosi, Andrea Petrella e Andera Tesei.

Coinvolti da Caporale in un libro un po' opera corale, assieme ad un manipolo di giovani giornalisti (Manuela Cavalieri, Serenella Mattera, Marco Morello, Flavia Piccinni, Sabrina Pindo, Francesca Savino e Carlo Tecce), pool di "under 30 con posizioni precarie, talento e diversi 110 e lode". Rivelatisi alla prova, dice Caporale, misurati, calibrati quanto e più degli anziani. "Competenti, anche se nessuno pretende da loro competenza, visto che l'unica cosa che gli chiediamo è di mettersi in fila e aspettare", dice il giornalista.

Ai casi di politici scelti per incarichi (anche ministeriali) grazie a curricula di provata fedeltà a un partito o al suo leader, malgrado l'assenza di esperienza nelle materie di cui sono chiamati ad occuparsi, Caporale oppone quelli di esclusi "di lusso". Come il giovane dotato giornalista che dopo un breve percorso da precario in Italia, è passato a un quotidiano britannico, diventandone a 25 anni corrispondente in India da Mumbay.

"Il problema dell'Italia è che i mediocri hanno perso consapevolezza (di sè), hanno iniziato a comandare. E il potere è detenuto da chi non deve dimostrare competenza, quella proprio non importa", osserva Caporale.

Convinto che mediocrità a immobilismo si abbinino, perchè "il mediocre non è fesso, è uno che dà plusvalore all'inazione: io non devo fare e quindi non faccio". Per questo, spiega, la competenza più che non premiata viene oscurata, mentre il talento, abbinato al dinamismo, diventa un problema perché ingestibile ed è considerato con sospetto.

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<p>Giovane ricercatore in un'immagine d'archivio. REUTERS/Jim Young</p>