Film su vittime mafia: dai familiari una lezione, dice regista

mercoledì 5 novembre 2008 16:28
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - A volte bastano pochi minuti, per entrare nell'intimità di una tragedia. E raccogliere testimonianze straordinariamente lucide di dolore, morte e grande dignità: quella di familiari di vittime della mafia.

E' quanto afferma il regista che ha diretto "Io Ricordo", "docufiction" prodotto dal regista Gabriele Muccino assieme al fratello Silvio, Marco Cohen e Fabrizio Donvito, presentato in anteprima a Roma nei giorni scorsi.

"La cosa più difficile è stata entrare in intimità e conquistare la fiducia di testimoni in pochissimo tempo", dice a Reuters Ruggero Gabbai, a proposito del film che ha dato voce a un mosaico eterogeneo di umanità accomunata da lutti causati dalla mafia.

Realizzato per la fondazione "Progetto di Legalità" in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le vittime di mafia "Io ricordo" abbina a queste testimonianze una fiction ispirata ali libro "Per questo mi chiamo Giovanni" di Luigi Garlando (Fabbri Editore) in cui un padre, interpretato da Gianfranco Jannuzzo, spiega al figlio cosa sia la mafia.

"In alcuni casi ci sono stati solo pochi minuti per stabilire un contatto molto forte con queste persone, trovare fiducia e complicità perchè come testimoni risultassero oltre che autentici anche rilassati, decisi. Se ci sono riuscito è grazie al loro grande coraggio. La lucidità dei loro racconti è venuta da una grande forza, una grande caratura morale", dice il regista.

Genesi singolare, quella del film, ricorda Gabbai. Partita per caso da una pubblicità Fiat, per la quale la casa di produzione di Muccino, Indiana Production, intendeva utilizzare la celebre foto che ritrae assieme Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Cercando chi ne detenesse i diritti, i produttori sono arrivati alla fondazione "Progetto di Legalità". Da quell'incontro è nata l'idea del film.

Con testimonianze di una forza straordinaria. "...Era una rimozione continua, talmente sistematica che poi di notte invece sognavo attentati in cui mio padre era coinvolto. Potrei anzi dire di aver sognato quel che si è poi verificato veramente", dice nel film Manfredi Borsellino, figlio del giudice Paolo, ucciso il 19 luglio 1992 nella strage di via d'Amelio, e quattro agenti di scorta, una donna e tre uomini. Seguendo la sorte di Giovanni Falcone (morto nella strage di Capaci il 23 maggio dello stesso anno, assieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini di scorta), ricordato nel film dalla sorella Maria.

SOPRAVVISSUTA ALLA MORTE DI PADRE, FRATELLO E MADRE   Continua...