29 ottobre 2008 / 11:16 / 9 anni fa

Il consumismo sconsiderato minaccia il pianeta, dice il Wwf

<p>Una mongolfiera del Wwf a Berlino. REUTERS/Arnd Wiegmann</p>

Di Laura MacInnis

GINEVRA (Reuters) - Le risorse naturali della Terra vengono consumate così velocemente che ci vorrebbero “due pianeti” per sostenere gli stili di vita attuali di una generazione.

Lo afferma il Wwf, che ha dichiarato nel suo ultimo “Living Planet Report” che più di tre quarti della popolazione vive in paesi in cui i livelli di consumo hanno superato il rinnovamento ambientale.

La relazione conclude che il consumo sconsiderato del “capitale naturale” è una minaccia per la prosperità futura del pianeta, e avrà forti impatti economici, tra cui un innalzamento dei prezzi di cibo, acqua ed energia.

“Se le nostre pretese nei confronti del pianeta continueranno a crescere di questo passo, entro la metà del 2030 avremo bisogno dell‘equivalente di due pianeti per mantenere il nostro stile di vita”, ha detto James Leape, direttore generale del Wwf.

Jonathan Loh della Società Zoologica di Londra ha sottolineato gli impatti devastanti delle perdite ecologiche derivanti da inquinamento, deforestazioni, pesca oltre misura e conversione delle terre.

“Il nostro comportamento a livello ecologico ricalca perfettamente quello messo in atto dalle istituzioni finanziarie: cercare gratificazione immediata senza preoccuparsi delle conseguenze”, ha detto Loh.

“E le conseguenze di una crisi ecologica globale saranno ancora più gravi di quelle portate dall‘attuale crisi economica”, ha aggiunto.

La relazione del Wwf riporta che ad oggi il livello globale di sfruttamento ambientale supera del 30% la capacità del pianeta di rigenerarsi. Guardando alle singole nazioni, gli Stati Uniti e la Cina sono quelle che hanno un peso maggiore.

Gli Stati Uniti e l‘Australia compaiono tra i cinque paesi con una più grande impronta pro-capite, insieme a Emirati Arabi, Kuwait e Danimarca, mentre i cinque che influiscono di meno sono Bangladesh, Congo, Haiti, Afghanistan e Malawi.

A livello di area geografica, solo i paesi europei non appartenenti all‘UE, l‘Africa, l‘America Latina e i Caraibi rimangono entro i limiti della loro “biocapacità”.

Le emissioni dei combustibili fossili - bersaglio di un accordo successivo a quello di Kyoto sul cambiamento climatico - sono citati dal Wwf tra i maggiori colpevoli per l‘esagerata richiesta di risorse al pianeta.

Leape ha fatto notare che i leader mondiali dovrebbero mettere i problemi ecologici in cima alla loro agenda e assicurarsi che l‘ambiente sia tenuto in considerazione in ogni decisione riguardante consumi, sviluppo, agricoltura e pesca.

“Se l‘umanità si metterà d’ impegno, si potrà riuscire a vivere con i mezzi del pianeta, ma dobbiamo riconoscere che la crisi ecologica richiederà un‘azione ancora più forte di quella che stiamo mettendo in atto adesso in risposta alla crisi finanziaria”, ha detto Leape.

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