October 29, 2008 / 10:56 AM / 9 years ago

Università e scuola: le principali ragioni di protesta

7 IN. DI LETTURA

<p>Studenti protestano a Roma.Max Rossi</p>

(Reuters) - Da giorni il mondo dell'istruzione è in fermento con manifestazioni in molte città italiane che, da un lato, vedono protagonisti studenti, docenti e ricercatori delle università contro i tagli previsti per gli atenei e dall'altro gli studenti delle scuole superiori, gli insegnanti e i genitori degli alunni delle elementari contro il decreto che porta il nome del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.

Vediamo nel dettaglio le principali ragioni che stanno alla base della protesta di studenti e docenti universitari da un lato e di insegnanti e genitori degli alunni delle scuole elementari dall'altro, ma che spesso si fondono nelle stesse manifestazioni:

Il Decreto Gelmini

Le proteste degli studenti medi, degli insegnanti ma anche dei genitori mirano al contestato decreto Gelmini -- il dl numero 137. Lo scorso 9 ottobre la Camera ha approvato il maxi- emendamento del decreto legge, oggi in approvazione al Senato, che ne recepisce tutte le norme chiave

Vediamo alcuni dei principali temi affrontati dal decreto Gelmini:

- Maestro unico: uno tra i punti più contestati del dl, il ritorno al maestro "unico" è previsto a partire dall'anno scolastico 2009-2010 per le classi prime, e porta con sé una riduzione di orario da 30 a 24 ore settimanali. Il provvedimento ha messo in allarme i genitori preoccupati dalla riduzione dell'orario e i docenti per l'abbandono di un sistema -- quello dei modulo a "tre insegnanti" -- ormai rodato e simbolo del buon funzionamento della scuola italiana.

- Voto in condotta: tornato in vigore da settembre, concorrerà al giudizio finale e prevede la bocciatura con il 5 solo -- come ha detto il premier -- in casi di teppismo, violenze e bullisimo e con il consenso del consiglio di istituto e di classe.

- Tempo pieno: molto si discute anche di questo argomento collegandolo al dl Gelmini dove però se ne trova solo un veloce accenno, senza scendere nei dettagli. Il governo dice comunque che con il ritorno al maestro unico i docenti in più potranno essere utilizzati per incrementare il tempo pieno.

- Turn-over: il dl punta a ridurre in tre anni (2009-2012) di 87.000 unità il numero degli insegnanti, bloccando il loro turnover, come hanno detto il ministro Gelmini e il premier Berlusconi.

- Voti in pagella: tornati anche questi dallo scorso settembre, saranno espressi in decimi in ogni materia e sostituiranno i giudizi alle scuole medie mentre alle elementari il voto verrà espresso in decimi e accompagnato dal giudizio.

- Educazione civica: dall'anno scolastico in corso, nelle scuole del primo e del secondo ciclo, si studierà anche "Cittadinanza e costituzione" che comprende l'educazione all'ambiente, alla salute e a quella stradale.

- Libri di testo: a partire dal prossimo anno scolastico verranno adottati testi la cui casa editrice si impegna a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio.

La Protesta All'universita'

Studenti, docenti e ricercatori delle università italiane che scendono in piazza, lo fanno contro i tagli agli atenei previsti in buona parte dalla legge 133 -- la manovra finanziaria triennale dello scorso agosto -- chiedendo in particolare il ritiro degli articoli 16 e 66 sulla possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni, sui tagli al fondo per il finanziamento ordinario delle università e sul blocco del turn-over del personale.

- Rischio privatizzazione delle università: l'articolo 16 parla della possibilità per le università pubbliche "di deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato", menzionando le agevolazioni riservate agli atenei che optano per questa trasformazione.

La possibilità di trasformare un ateneo in una fondazione viene definita in una lettera da molti docenti universitari -- tra cui Alberto Asor Rosa, docente di Letteratura italiana e Gianni Vattimo, docente di Filosofia -- il "più grave attacco mai condotto contro l'autonomia e il futuro stesso dell'Università italiana" mentre gli studenti temono che come conseguenza di questa trasformazione, si verifichi, tra l'altro, un forte aumento delle tasse universitarie.

In pratica, la legge dice che nel caso in cui un ateneo si trasformasse in una fondazione e ottenesse dei fondi dai privati, lo Stato ridurrebbe i finanziamenti pubblici per quell'ateneo di tanto denaro a quanto ammontano i fondi ottenuti dai privati. Per docenti e studenti, che considerano molto remota la possibilità di ricevere fondi dai privati, la prima conseguenza di questo provvedimento è un aumento delle tasse universitarie.

- Tagli ai finanziamenti per le università, blocco del turn-over: l'articolo 66 dice che per i cinque anni dal 2009 al 2013 sono previsti complessivamente tagli per oltre 1.441 milioni di euro al fondo per il finanziamento ordinario delle università (Ffo). I tagli avverranno in modo progressivo e saranno pari a 63,5 milioni di euro per il 2009, a 190 milioni per il 2010, a 316 milioni per il 2011, a 417 milioni per il 2012 e a 455 milioni per il 2013.

Nello stesso articolo viene affrontata anche la riduzione al 20% del turn-over del personale -- docente e non -- che renderà ancor più difficile per le migliaia di ricercatori precari essere assunti stabilmente negli atenei. In pratica, ogni cinque dipendenti che se ne vanno in pensione, ne potrà essere assunto uno solo a tempo indeterminato.

"Accadrà che i quattro ricercatori che non possono essere assunti se ne andranno all'estero dove troveranno molto probabilmente il posto di lavoro che cercano, a dimostrazione del livello di eccellenza della formazione offerta dall'università italiana", ha spiegato Vincenzo Milanesi, Rettore dell'università di Padova.

Resta in sospeso attualmente la proposta di Gelmini sull'università: qualche giorno fa lo stesso ministro in conferenza stampa, ha detto che "seppur pronta" non la presenterà fino a quando non sarà convertito il decreto sulla scuola.

Domani, 30 ottobre il mondo della scuola sarà ancora in piazza in occasione dello sciopero dei sindacati confederali.

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