Festival Roma, sangue e storia in action-movie tedesco sulla Raf

venerdì 24 ottobre 2008 17:18
 

di Valentina Consiglio

ROMA (Reuters) - Dopo aver suscitato un aspro dibattito in Germania, "La banda Baader Meinhof" è sbarcato oggi, fuori concorso, al Festival del cinema di Roma, 155 minuti di storia e sangue sulla Raf che hanno tenuto giornalisti e addetti ai lavori inchiodati alle poltroncine in velluto rosso dell'Auditorium capitolino.

La pellicola di Uli Edel non dà risposte, non ci dice perché c'è stata quella stagione di terrore dal '67 al '77, che sconvolse la debole repubblica federale tedesca reduce dal nazismo. Non pretende di analizzare le motivazioni, le cause che spinsero i giovani membri della Rote Armee Fraktion dalle lotte studentesche alla clandestinità e alla violenza più brutale.

Non analizza, non trae giudizi: mostra, racconta. E raccontando, involontariamente, spiega.

"Il mio intento era quello di portare la gente sul terreno della realtà", afferma in conferenza stampa lo sceneggiatore e produttore Bernd Eichinger, che ha già prodotto, tra gli altri, "La caduta", film controverso sugli ultimi giorni di Adolf Hitler.

"Volevamo mostrare cosa sono stati quegli anni, cosa quegli uomini. Senza alcun intento didascalico. Al contrario, l'idea era quella di porre interrogativi senza dare risposte. Non volevamo un film didattico, né una moderna opera morale sul terrorismo in Germania".

Obiettivo centrato, grazie anche al solido ancoraggio al volume "Der Baader Meinhof Komplex" (1985) -- del giornalista, per anni direttore di der Spiegel, Stefan Aust -- ancora oggi considerato il più completo testo di riferimento sulla "guerra allo stato borghese e imperialista" orchestrata dalla Raf e da cui il film è tratto.

NESSUN GIUDIZIO, NESSUNA AGIOGRAFIA

La vicenda storica di Andreas Baader, Ulrike Meinhof, Gudrun Ensslin -- rispettivamente Moritz Bleibtreu, Martina Gedeck e Johanna Wokalek, tra i migliori interpreti del cinema tedesco del momento -- e dei loro seguaci non assume il tono di un paradigma nelle immagini di Edel che, nonostante il suo passato sessantottino, rifugge da ogni compiacimento o intento anche lontanamente agiografico, mostrando una maturità sorprendente, estranea a certa filmografia italiana sui nostri anni di piombo.   Continua...