22 ottobre 2008 / 09:04 / 9 anni fa

La guerra limita la libertà di stampa, dice Rsf

<p>Alcuni giornalisti e fotografi al lavoro.Kerek Wongsa</p>

di Tamora Vidaillet

PARIGI (Reuters) - Gli Stati Uniti e Israele, nonostante le loro credenziali democratiche, rispettano molto di meno la libertà di stampa nelle zone di conflitto che nei loro confini.

E' quanto afferma l'organizzazione francese Reporters Sans Frontières.

Gli Stati Uniti sono calati al 119esimo posto nel rispetto delle libertà dei media fuori dai loro confini in una classifica annuale di oltre 160 paesi, scivolando di otto posti rispetto allo scorso anno.

Israele, le cui forze armate hanno ucciso un giornalista palestinese quest'anno per la prima volta dal 2003, è 149esimo nella lista, mentre nel 2007 era al 103esimo posto.

Il cameraman di Reuters Fadel Shana è stato ucciso ad aprile da un ordigno imbottito di schegge lanciata da un blindato israeliano nella striscia di Gaza.

Un alto rappresentante legale dell'esercito israeliano ha detto che i militari non potevano vedere se Shana imbracciava una videocamera o un'arma e che in ogni caso erano giustificati a sparare.

Sia Israele che Stati Uniti hanno tuttavia risalito la classifica per il rispetto alla libertà di stampa nei confini nazionali.

"Le democrazie coinvolte in guerre oltre frontiera, come Stati Uniti e Israele, scendono nella classifica ogni anno", si legge nel rapporto.

"Destabilizzate e sulla difensiva, le maggiori democrazie stanno gradualmente erodendo lo spazio per le libertà".

I paesi nelle top 20 - guidate dall'Islanda al primo posto - hanno in comune di essere tutte democrazie parlamentari e nessuna è coinvolta in conflitti oltre confine.

Le violenze della guerra hanno pesato anche sulle condizioni dei giornalisti in Georgia, che era al 66mo posto nel 2007 ma è piombata al 120mo quest'anno dopo il conflitto con la Russia.

Anche il Niger non è andato meglio, scivolando al 130mo posto dall'87mo. Il Kenya ha perso terreno come effetto della violenza post-elettorale.

I conflitti violenti mantengono paesi come Iraq, Pakistan e Afghanistan, considerati "zone nere" dai giornalisti, nella parte bassa della classifica.

Grandi rischi per i giornalisti provengono anche da paesi come Cina, Iran e Zimbabwe, dice Rsf.

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