Salute, tenere allenato il cervello rallenta l'Alzheimer

martedì 21 ottobre 2008 08:22
 

MILANO (Reuters) - Tenere il cervello allenato, per esempio con un'attività che impegna dal punto di vista intellettuale, rallenta i sintomi dell'Alzheimer, una malattia che colpisce soprattutto gli anziani e che è sempre più diffusa anche in Italia.

E' quanto sostiene un gruppo di ricercatori dell'Istituto San Raffaele di Milano che ha dimostrato, in collaborazione con colleghi di altri istituti europei, come chi ha un alto grado di istruzione o svolge un'attività intellettualmente impegnativa sviluppa una sorta di "cervello di scorta" utile quando questa malattia ha ormai già danneggiato neuroni e sinapsi.

Attività intellettuali o anche un alto grado di istruzione, secondo i ricercatori milanesi, servono infatti ad allenare le sinapsi: i "muscoli" del cervello che collegano i neuroni e sono indispensabili per il suo funzionamento.

"Se la malattia danneggia i neuroni e le loro connessioni, un cervello ben allenato se la cava lo stesso, utilizzando tutte le altre, come riserva", si legge in una nota diffusa dall'Istituto milanese che spiega lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology.

"La demenza di Alzheimer è una piaga di una società moderna sempre più vecchia. Il nostro Paese è, tra gli Stati europei, quello con il più alto tasso di popolazione anziana. Purtroppo, è anche tra quelli con le percentuali più alte di analfabetismo, compreso quello di ritorno. Ed è per questo che per ritardare l'esordio della malattia dobbiamo impegnarci a combattere l'analfabetismo, trovare i mezzi per favorire la lettura e stimolare le attività intellettuali nella popolazione e non solo in quella anziana", spiega nella nota la neurologa Daniela Perani, coordinatrice dello studio.

CERVELLO DI SCORTA

I ricercatori si sono resi conto che chi aveva un grado di istruzione maggiore o un'attività occupazionale più elevata e anche intellettualmente più intensa manifestava i sintomi dell'Alzheimer più tardi rispetto, per esempio, a casalinghe o disoccupati.

E questo nonostante la malattia ne avesse già danneggiato i neuroni e le sinapsi, condizione che normalmente è causa dei sintomi della malattia, tra cui la perdita di memoria che si manifesta come incapacità di ricordare volti, nomi e anche gli avvenimenti della giornata.

"Merito della presenza di un 'cervello di scorta' che i ricercatori hanno scoperto grazie alla tomografia ad emissione di positroni (Pet) e che hanno definito 'riserva funzionale'", si legge nella nota.   Continua...

 
<p>Un malato di Alzheimer. REUTERS/Michael Kooren (NETHERLANDS)</p>