18 ottobre 2008 / 07:58 / 9 anni fa

Rivoluzione nei giornali di centrosinistra, Unità in "minigonna"

<p>Immagine d'archivio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con una copia d'archivio dell'Unit&agrave; del 1953 che annunciava la morte del ledaer sovietico Joseph Stalin.Chris Helgren</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Mentre i sondaggi di opinione continuano a segnalare consensi ai massimi per il governo di centrodestra, il centrosinistra fa la rivoluzione, ma a mezzo stampa.

Il 25 ottobre, quando il Pd scenderà in piazza per la sua manifestazione contro il governo, "l'Unità", il quotidiano che per decenni è stato il simbolo e la voce del Partito comunista, sarà in edicola con un nuovo formato, un mini tabloid tutto a colori, accompagnato da una campagna pubblicitaria ideata dal fotografo Oliviero Toscani, che si annuncia accattivante.

A promuovere il nuovo "taglio" del giornale fondato nel 1924 dal filosofo e teorico Antonio Gramsci sarà infatti una ragazza in minigonna, l'indumento simbolo della rivoluzione dei costumi negli anni 60.

Pochi giorni prima, il 20 ottobre, esce invece la nuova versione del "Riformista", il piccolo giornale di opinione vicino al partito di Walter Veltroni che quadruplica il numero di pagine 32 ed ambisce a smettere i panni di "secondo quotidiano" che lo faceva somigliare a un "Foglio" di centrosinistra.

"La minigonna? Richiama un'epoca in cui il taglio della donna è stato rivoluzionario per i costumi, e ha anticipato grandi cambiamenti culturali, sociali, politici", dice a Reuters l'italo-spagnola Concita De Gregorio, primo "direttore donna" nella storia dell'Unità.

"SE UN LEGHISTA CI LEGGESSE SAREI FELICE"

Anche se De Gregorio - 45 anni, già inviata di "Repubblica" e scrittrice - si è insediata da qualche mese in redazione, il suo "vero" giornale sarà quello che uscirà sabato prossimo, quando il Partito Democratico terrà la sua prima manifestazione nazionale, protestando contro il governo di Silvio Berlusconi.

Ma De Gregorio dice che si tratta solo di una coincidenza per un ritardo tecnico, perché quello che qualcuno già chiama "giornale-minigonna" sarebbe dovuto uscire il 22 ottobre. Ma come sarà l'Unità di Concita De Gregorio? "Vorrei che fosse un giornale che parla a una consistente parte del Paese orfana di un luogo, di uno spazio, in cui ritrovarsi, che parla di temi che hanno a che vedere con la politica, ma anche con la vita reale".

Un giornale, aggiunge la direttrice, che cerca i suoi lettori tra "i giovani, le donne, la classe produttiva del Paese... le persone normali che vanno al lavoro, portano i figli a scuola, fanno la spesa e hanno valori che non sono esattamente uguali a quelli di chi vota per il Pdl".

Anche se, ammette, "Se un leghista fosse interessato a leggere l'Unità, sarei felice".

La direttrice non indica qual è l'obiettivo di vendite della nuova Unità, che per anni, nonostante il contributo dello Stato all'editoria ha combattuto contro il calo delle copie, i costi troppo alti e la scarsa raccolta pubblicitaria, chiudendo anche i battenti per qualche mese nel 2000.

Nel 2002 il giornale rivendicava circa 60mila copie. Oggi ne stampa ufficialmente 120mila copie e ne vende meno di 50mila, secondo alcuni media, anche se una fonte a conoscenza dei dati ha detto a Reuters che sotto le precedenti direzioni le vendite erano scese a 30mila copie.

Nonostante questo, però, l'azienda sembra intenzionata a rilanciare, dicono fonti interne, con l'assunzione di nuovi giornalisti e addirittura con l'acquisto di una nuova sede per la redazione.

Il quotidiano, dice De Gregorio, non è del Pd, anche se con esso c'è una "identità di cultura, di area, di sentire, di opposizione". Un quotidiano di cui non è più "proprietario" il partito, ma dalla scorsa estate un imprenditore prestato alla politica, il fondatore di Tiscali Renato Soru, oggi presidente della Sardegna, che ha il 90% della società editrice.

IL RIFORMISTA PUNTA SUGLI "INCAZZZZATI"

Anche Il Riformista ha un editore che viene dal mondo delle imprese: la famiglia Angelucci, proprietaria di una catena di case di cure che pubblica già il quotidiano vicino al centrodestra "Libero" diretto da Vittorio Feltri. Anche Il Riformista si colloca nel centrosinistra, ed è diretto da un ex di "Repubblica", Antonio Polito (che ancora prima era stato per molti anni all'Unità). Ma i paragoni tra i due giornali, che la prossima settimana si rinnovano, finiscono qui.

"Quando nascemmo, sei anni fa, obbedivamo a un progetto politico in senso stretto - dice a Reuters Polito, 52 anni - quello di impedire che la sinistra fosse egemonizzata dalla sua parte più massimalista e radicale Oggi rinasciamo col compito di servire solo i nostri lettori".

Per la sua campagna pubblicitaria, Il quotidiano comunque ha scelto toni molto poco moderati. "Incazzzzati?", chiede un bimbo ai potenziali lettori. "Il riformista vi spiega perché".

Il nuovo giornale, comunque, "sarà vicino al Pd come lo è La Repubblica", sintetizza il direttore.

Il Riformista è stato spesso indicato come il quotidiano vicino all'ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, oggi esponente di punta del Pd dopo essere stato ai vertici del Pci e del Pds.

Giovedì sera, la festa per il lancio del nuovo Riformista è stata affollata da politici dei due schieramenti e figure istituzionali come il presidente del Senato Renato Schifani.

Polito - tornato in sella dopo una parentesi di due anni come senatore della Margherita - dice di puntare a vendere 20-25mila copie col nuovo giornale, che darà spazio anche a economia e cultura. E i nuovi lettori? Li cercherà "nella fascia alta", spiega Polito, tra la gente che legge e leggerà sempre i giornali", anche se il numero di quotidiani venduti in Italia ristagna da anni.

Secondo diversi media, oggi il Riformista vende circa 5.000 copie.

Il Riformista, dice il direttore, sta pensando a un'interazione forte con Internet (dove oggi il giornale è disponibile solo per gli abbonati), offrendo soprattutto dalle prossime settimane "notizie sul sito web e arricchimenti sul quotidiano". E intanto, si è assicurato una firma storica dell'Espresso, Giampaolo Pansa, per la sua edizione domenicale.

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