Rivista Nature critica governo italiano per tagli alla ricerca

giovedì 16 ottobre 2008 18:58
 

MILANO (Reuters) - Nel tentativo di rilanciare la sua economia in difficoltà, il governo italiano si sta concentrando su obbiettivi facili ma poco lungimiranti. E' quanto afferma la prestigiosa rivista scientifica Nature, che nel numero che porta la data di oggi pubblica tra gli editoriali una severa critica alla riduzione dei fondi per la ricerca.

"E' un momento buio, di rabbia per gli scienziati in Italia, alle prese con un governo che sta esibendo una propria filosofia di riduzione dei costi", scrive la rivista, ricordando che la settimana scorsa "decine di migliaia di ricercatori sono scesi in piazza per esprimere la propria contrarietà ad una proposta di legge ideata per controllare la spesa pubblica.

Se passasse, potrebbe disfarsi di circa duemila ricercatori a tempo determinato, spina dorsale delle istituzioni scientifiche di ricerca del Paese con un organico ampiamente sottodimensionato, e metà dei quali sono già stati selezionati per posti a tempo indeterminato.

La rivista rileva che, malgrado la protesta, il governo guidato da Silvio Berlusconi è intenzionato ad usare i fondi di università e ricerca "come fondi per dare sollievo a banche e istituti di credito.

"Non è la prima volta che Berlusconi prende di mira le università. In agosto, aveva firmato un decreto con cui aveva tagliato del 10% il budget degli atenei consentendo di coprire solo un posto su cinque tra quelli vacanti. Ha anche permesso di convertire le università in fondazioni private per consentire introiti aggiuntivi", ha scritto la rivista.

E visto il clima, i rettori credono che l'ultima mossa potrebbe servire a giustificare ulteriori tagli ai bilanci.

Frattanto, osserva ancora Nature, "il ministro dell'Educazione, delle Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, è rimasta in silenzio sui temi riguardanti il suo dicastero, ad eccezione che sulle scuole secondarie, ed ha permesso che le principali decisioni distruttive del governo procedessero, senza muovere obiezioni. Ha rifiutato di incontrare scienziati e accademici per sentire le loro ragioni... e non ha delegato alcun sottosegretario perché affrontasse al suo posto questi temi".

Le organizzazioni scientifiche colpite dalle misure del progetto sono state invece ricevute dall'ideatore del piano Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione.

"Brunetta ha ribadito che si può far poco per bloccare o cambiare il provvedimento... in un'intervista a un giornale, Brunetta ha anche paragonato i ricercatori a capitani di ventura, o mercenari del Rinascimento, dicendo che "dar loro un lavoro a tempo pieno sarebbe un po' come 'ucciderli'".

Per Nature, il governo Berlusconi può ritenere che le misure draconiane sul budget siano necessarie, "ma il suo attacco alla ricerca di base in Italia è insensato e non lungimirante. Il governo ha trattato la ricerca come un'altra spesa da tagliare, quando di fatto sarebbe meglio considerarla un investimento nel costruire l'economia della conoscenza del XXI secolo".

Nature ha anche ricordato che l'Italia, nel G8, ha una delle spese più basse per la ricerca, circa l' 1,1%, meno della metà di Paesi come Francia e Germania.

 
<p>Laboratorio di ricerca in un'immagine d'archivio. REUTERS/Denis Balibouse</p>