Papa contro scienza che pensa solo a profitto, egoismo Stati

giovedì 16 ottobre 2008 16:24
 

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Il Papa Benedetto XVI ha criticato oggi gli scienziati che pensano al "facile guadagno" o vorrebbero sostituirsi a Dio, mentre la scienza si fa sempre meno speculativa e sempre più sperimentale.

E nella Giornata Mondiale dell'Alimentazione, il Pontefice ha anche avuto parole di condanna per il consumismo, "l'egoismo" degli Stati e la "speculazione sfrenata".

Parlando ai partecipanti a un convegno dell'Università Lateranense sul decennale dell'Enciclica "Fede e ragione" del predecessore Giovanni Paolo II, Papa Ratzinger ha detto che nelle scienza "si è verificato uno slittamento da un pensiero prevalentemente speculativo a uno maggiormente sperimentale. La ricerca si è volta soprattutto all'osservazione della natura nel tentativo di scoprirne i segreti".

E la conseguenza, per il Pontefice, è che "fides" e "ratio" seguono ora strade diverse.

Ma anche se "la fede, da parte sua, non teme il progresso della scienza e gli sviluppi a cui conducono le sue conquiste quando queste sono finalizzate all'uomo, al suo benessere e al progresso di tutta l'umanità", per Benedetto XVI "Il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante".

"E' questa una forma di hybris (tracotanza, ndr) della ragione, che può assumere caratteristiche pericolose per la stessa umanità", è il monito del Papa.

"La scienza, d'altronde, non è in grado di elaborare principi etici; essa può solo accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie".

Dunque l'ex capo del Sant'Uffizio considera filosofia e teologia come "degli aiuti indispensabili con cui occorre confrontarsi per evitare che la scienza proceda da sola in un sentiero tortuoso, colmo di imprevisti e non privo di rischi". Pur assicurando che questo "non significa affatto limitare la ricerca scientifica o impedire alla tecnica di produrre strumenti di sviluppo".

Sempre oggi, in una lettera al segretario generale della Fao Jacques Diouf, il Pontefice ha scritto che le cause della fame - oggi si celebra il "World Food Day" - risiedono nella "corsa al consumo che non si arresta malgrado una minore disponibilità di alimenti", nella "mancanza di volontà effettiva per concludere i negoziati (nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del Commercio, ndr) e frenare gli egoismi di Stati e di gruppi di Paesi, o ancora per mettere fine a questa 'speculazione sfrenata' che tocca i meccanismi dei prezzi e dei consumi".

Ma l'origine di queste diverse cause, per il Papa è una: il "falso senso dei valori su cui dovrebbero basarsi le relazioni internazionali", e in particolare "l'attitudine diffusa nella cultura contemporanea che privilegia soltanto la corsa ai beni materiali, dimenticando la vera natura della persona umana e le sue aspirazioni più profonde".

Ecco dunque da dove deriva la "incapacità di molti a occuparsi dei bisogni dei poveri, di comprenderli, col risultato di "negare la loro dignità inalienabile".

 
<p>Papa Benedetto XVI. REUTERS/Andreas Gebert</p>