Camorra, dopo minacce Saviano dice di voler lasciare Italia

mercoledì 15 ottobre 2008 09:44
 

ROMA (Reuters) - In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "La Repubblica", lo scrittore Roberto Saviano, nel mirino dei clan camorristici per il suo bestseller "Gomorra", dice di voler lasciare l'Italia "almeno per un periodo", e che si considera "prigioniero" del suo libro.

"Penso di aver diritto a una pausa", dice il giovane scrittore, dal cui primo libro, che svelava i meccanismi dell'economia criminale camorristica e denunciava i clan, è stato anche tratto un film di successo.

"Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido... rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo", dice Saviano, 28 anni, nel colloquio con "Repubblica", dopo che nei giorni scorsi un camorrista pentito ha detto ai magistrati che contro lo scrittore e la sua scorta si preparava entro Natale un attentato dinamitardo.

"Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina... Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!".

Nell'intervista, Saviano dice di voler continuare a "scrivere, scrivere, scrivere... perché è quella la mia passione e la mia resistenza".

"A chi appartiene la vita di Roberto? Soltanto a lui che può perderla?", chiede il giornale commentando le parole dell'autore di "Gomorra". "Il destino di Saviano -- quale saranno da oggi i suoi giorni, quale sarà il luogo dove sceglierà, 'per il momento', di scrivere per noi le sue parole necessarie -- sono sempre di più un affare della democrazia italiana".