Ambiente, Fao: il mondo deve ripensare al biocarburante

martedì 7 ottobre 2008 12:01
 

di Robin Pomeroy e Svetlana Kovalyova

ROMA/MILANO (Reuters) - Il mondo occidentale deve ripensare alla sua corsa al biocarburante, che ha fatto più danni spingendo i prezzi degli alimentari rispetto ai benefici derivanti dalla riduzione dei gas serra.

A dirlo è la Fao, la Food and Agriculture Organisation dell'Onu, secondo cui le politiche che incoraggiano la produzione e l'uso del biofuel in Europa e negli Usa manterranno la pressione sui prezzi del cibo mentre avranno solo un piccolo impatto sullo svezzamento degli automobilisti dal petrolio.

"Mentre il biofuel conquisterà solo una piccola percentuale dall'uso dell'energia fossile, avrà un impatto molto più ampio sull'agricoltura e la sicurezza dei cibi", spiega l'annuale rapporto sullo Stato dell'alimentazione e dell'agricoltura della Fao, aggiungendo che la crescente richiesta di biofuel spingerà i prezzi dei beni agricoli nei prossimi 10 anni.

Per esempio, se la richiesta di scorte per il biofuel salisse del 30% entro il 2010 dal 2007, porterebbe ad un aumento dei prezzi dello zucchero del 26%, del mais dell'11% e degli olii vegetali del 6%, spiega la Fao, sottolineando che con le scorte globali basse e le colture fortemente dipendenti dal meteo, il prezzo del cibo resta ancora volatile.

Gli attivisti contro la fame nel mondo accusano il biocarburante -- che converte colture come mais, zucchero, olio di semi e di palma in benzina da usare nelle auto -- di aver spinto al rialzo il prezzo degli alimenti.

Guardando al 2010, la Fao prevede un aumento del 7% nella produzione mondiale delle principali colture -- grano, riso, soia, colza, semi di girasole, olio di palma, zucchero -- rispetto al 2007.

URGENTE

Il dibattito sul biocarburante è cresciuto lo scorso anno quando l'inviato Onu per il diritto al cibo, Jean Ziegler, ha detto che l'uso dei terreni coltivabili per creare benzina è un "crimine contro l'umanità".   Continua...

 
<p>Un esempio di biodiesel prodotto dai semi del ricino. REUTERS/Jamil Bittar</p>