Salute, nuovo test più sicuro per scoprire la sindrome di Down

martedì 7 ottobre 2008 09:56
 

WASHINGTON (Reuters) - Un esame sanguigno prenatale potrebbe essere usato per determinare se un feto ha la sindrome di Down senza i rischi che pongono sistemi più invasivi come l'amniocentesi.

Lo hanno riferito alcuni ricercatori Usa, guidati da Stephen Quake della Stanford University in California, che hanno creato un modo per cercare cromosomi extra che causano la sindrome di Down e simili in un piccolo quantitativo di Dna fetale che circola nel sangue della madre.

Il test è più sicuro dell'amniocentesi, esame in cui un ago entra nell'utero, e può essere fatto già dalle prime settimane di gravidanza.

La sindrome di Down, che causa ritardo mentale e altre malattie, si sviluppa quando un bambino ha tre e non due copie del cromosoma 21.

L'esame individua anche altre alterazioni cromosomiche come la sindrome di Edward, che uccide la metà dei bambini nella prima settimana di vita e la sindrome di Patau, che uccide oltre l'80% dei bimbi nell'infanzia.

Il team di Quake ha dimostrato l'accuratezza del nuovo test genetico in un piccolo studio su 18 donne.

L'esame ha identificato le nove donne con una gravidanza con sindrome di Down e altre tre con feti con diversi disordini cromosomici, scrivono i ricercatori sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences.

"E' il primo test universale, non invasivo per la sindrome di Down. Questo dovrebbe essere il primo passo per mettere fine alle procedure invasive come l'amniocentesi e il prelievo dei villi coriali", ha spiegato Quake in una intervista telefonica.

L'amniocentesi e la villocentesi vengono fatte in genere dopo la 15esima settimana di gravidanza e hanno un piccolo rischio, intorno all'1%, di provocare un aborto o problemi al feto.

Per questo, vengono fatte di routine a donne di età superiore ai 35 anni, che hanno un rischio più alto di avere bambini Down.

Quake ha spiegato che il nuovo esame può essere fatto prima degli altri, potenzialmente già alla quinta settimana dal concepimento e i risultati sono pronti in un paio di giorni, contro le due o tre settimane che richiedono altri esami. Secondo lo studioso, il nuovo esame potrebbe essere disponibile in modo ampio entro due o tre anni.

 
<p>Una donna incinta in un'immagine di archivio. REUTERS/Katarina Stoltz</p>