Aumentano "zone morte" negli oceani, pesci sempre più a rischio

martedì 30 settembre 2008 10:28
 

OSLO (Reuters) - Il numero delle "zone morte" a causa dell'inquinamento negli oceani di tutto il mondo sta crescendo velocemente e i banchi di pesci costieri sono più vulnerabili di quanto temuto, secondo quanto detto oggi da alcuni scienziati.

Il dilagare delle "zone morte", aree dove l'acqua è priva di ossigeno, "sta diventando un'enorme minaccia per l'ecosistema delle coste nel suo insieme", hanno scritto gli studiosi sulla rivista Proceedings della National Academy of Sciences.

Queste zone si possono trovare in aree marine di tutto il mondo, dal Golfo del Messico al Mar Baltico, e si formano quando le alghe assorbono tutto l'ossigeno dopo essere cresciute a dismisura a causa dello smaltimento in mare di fertilizzanti, resti animali e sostanze inquinanti derivanti dalla combustione di carboni fossili.

"Gli organismi marini sono più vulnerabili al basso contenuto di ossigeno, in particolare pesci e crostacei", ha detto Raquel Vaquer Suner dell'Istituto mediterraneo per gli studi avanzati, in Spagna.

"Le aree prive di ossigeno conosciute stanno crescendo globalmente a un tasso del 5% all'anno", ha detto Suner a Reuters.

Il suo studio, condotto con un collega, mostra che il numero delle "zone morte" è salito a oltre 140 nel 2004, da quasi nessuno alla fine degli anni Settanta.

Centinaia di milioni di persone dipendono per la loro alimentazione dalla pesca costiera. Crostacei come granchi, aragoste e gamberi sono meno abili a sfuggire dalle zone senza ossigeno rispetto ai pesci.