Milano, studio mezzi pubblici: anche stranieri temono "l'Altro"

venerdì 26 settembre 2008 12:06
 

di Silvia Molteni

MILANO (Reuters) - I milanesi confinano le persone con cui dividono lo spazio dei mezzi pubblici in tre categorie mentali: "gli altri", invisibili e accettati, i "diversi", osservati con curiosità e una certa tolleranza anche se di altre etnie o religioni, e "gli estranei", italiani e non che mettono in atto comportamenti disturbanti o devianti e nei confronti dei quali l'intolleranza è ad un passo dal diventare razzismo.

A tracciare l'affresco è lo studio "Incontrare l'Altro in movimento", commissionato da Atm all'Università Iulm.

L'osservazione qualitativa, condotta attraverso focus group e osservazioni etnografiche, ha avuto un punto di vista e un oggetto particolari: i mezzi pubblici meneghini, definiti "contenitori itineranti di storie", "palcoscenici di micro-rappresentazione", "luoghi di contatto obbligati con l'Altro da sé", "punti di intersezioni" di destini e percorsi.

Dallo studio emerge che i milanesi provano tensione e fastidio alla presenza dell'Altro (immigrati in quanto tali o soggetti non graditi), che può addirittura penalizzare la qualità percepita del trasporto pubblico.

Anche la "sindrome di vettura vuota" è declinata in due sensi: dagli stranieri in senso assoluto (temono l'effettiva numerosità ridotta di passeggeri), dagli italiani in senso etnocentrico (la scarsa numerosità di Italiani sul totale dei passeggeri e la presenza di un numero elevato di stranieri).

Emergono tuttavia alcuni tratti comuni tra milanesi e stranieri: anche questi ultimi percepiscono "l'Altro". Gli "zingari", ad esempio -- "fanno paura", "rubano", "sono violenti", hanno risposto alcuni degli intervistati -- o etnie diverse dalla propria, alcune delle quali considerate diverse, pericolose e violente.

Rispetto a tali "estranei" (che possono in realtà essere anche italiani), entrambi i gruppi mostrano atteggiamenti fortemente intolleranti e auspicano interventi preventivi e sanzionatori finalizzati a ridurre la loro presenza sui mezzi.

Gli intervistati stranieri tendono però a sottolineare con molta energia la propria "distanza" da tali soggetti, e a rivendicare e marcare la propria appartenenza al gruppo delle "persone perbene".

 
<p>Immagine d'archivio di un passeggero in un autobus a Milano. REUTERS/Loris Savino</p>