Fecondazione assistita, "turismo riproduttivo" è un rischio

venerdì 25 luglio 2008 09:59
 

LONDRA (Reuters) - Trent'anni dopo la nascita della prima bambina in provetta, Louise Brown, gli esperti di fecondazione assistita affermano di essere di fronte a un problema crescente, quello del turismo riproduttivo, che mette a rischio donne e bambini.

I voli a basso costo, l'apertura delle frontiere e i progressi nella medicina hanno infatti reso più facile per le coppie sterili andare alla ricerca di trattamenti di fecondazione assistita in paesi dove le procedure costano molto meno rispetto al proprio.

In mancanza di standard internazionali che guidino la scelta, tuttavia, molte coppie finiscono quindi per correre grossi rischi in cliniche che potrebbero non essere all'altezza della situazione.

In alcuni casi, la coppia impaziente e disperata potrebbe non sapere da dove vengono gli ovuli, oppure -- rischio ancora più grande -- la donna potrebbe ritrovarsi incinta di embrioni multipli, il più grande pericolo per madre e figlio durante la fertilizzazione in vitro, secondo i ricercatori.

"I governi, le associazioni di pazienti e i medici dovrebbero organizzare campagne di sensibilizzazione per avvertire dei possibili rischi delle cure transfrontaliere e informarli delle possibilità esistenti", ha dichiarato a una recente conferenza Guido Pennings, studioso di etica all'università di Gent, in Belgio.

L'Europa detiene per ora il primato per il numero di interventi di fecondazione assistita, seguita dagli Stati Uniti.

Più di 3,5 milioni di bimbi in tutto il mondo sono nati utilizzando tecniche di fecondazione assistita a partire dal 25 luglio 1978, quando i ricercatori dell'Università di Cambridge, Robert Edwards e Patrick Steptoe, hanno permesso la nascita della prima bimba in provetta del mondo, Louise Brown.

 
<p>Un medico in laboratorio. REUTERS/Adrees Latif</p>