Gas serra, Stern: accordo post-Kyoto deve essere globale

giovedì 28 agosto 2008 17:35
 

MILANO (Reuters) - Per superare l'accordo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas serra, serve un'intesa globale che includa sia i paesi ricchi, oggi responsabili dell'emissione del 70% dei greenhouse gas, sia quelli emergenti, che non applicano ora target di riduzione delle emissioni.

Lo ha detto Nicholas Stern, uno dei massimi esperti di economia e di ambiente, in un colloquio con i giornalisti al margine della conferenza annuale dell'European economic association e del meeting europeo dell'Econometric society presso l'Università Bocconi.

"Nell'arco di 25 anni la Cina sarà responsabile di un volume di emissioni pari a quello degli Stati Uniti" ha notato, infatti, l'economista, che è stato vice presidente della Banca mondiale e ha redatto per il governo britannico la 'Stern review' nell'ottobre 2006.

"Abbiamo bisogno di un accordo globale a Copenhagen" ha detto l'economista riferendosi alla conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si terrà nella capitale danese nel dicembre 2009 e che dovrebbe servire a superare il protocollo di Kyoto.

"I Paesi ricchi dovrebbero tagliare le emissioni dell'80% entro il 2050", indicando la strada agli emergenti, ha detto l'economista. "Questo significherebbe per il mondo intero un target di riduzione delle emissioni del 50% entro il 2050", ha spiegato.

Secondo l'economista, per arrivare a un accordo che comprenda anche i paesi emergenti, che sono rimasti fuori da Kyoto, i target di riduzione delle emissioni vanno negoziati insieme a "un sistema per lo scambio dei diritti di emissione che incentivi i paesi poveri, un accordo per il trasferimento delle tecnologie pulite e aiuti per le nazioni in via di sviluppo per adattarsi ai cambiamenti climatici".

I picchi raggiunti dalle quotazioni petrolifere sono uno stimolo per spingersi verso tecnologie meno inquinanti, ma non fanno venire meno la necessità di misure economiche che disincentivino l'utilizzo del carbone, ha spiegato, inoltre, l'economista.

"Prezzi del petrolio elevati sono un stimolo per andare verso nuove tecnologie più pulite, dal momento che aumentano l'attrattività di fonti alternative di energia" ha detto Stern.

Ma alti costi del greggio potrebbero, paradossalmente, "spingere a ritornare all'uso del carbone", ha aggiunto, commentando: "è necessario, quindi, che rimangano incentivi per non utilizzare il carbone".