Tv, Ue avvia infrazione contro Italia su pubblicità

martedì 11 dicembre 2007 18:56
 

BRUXELLES/MILANO (Reuters) - Come anticipato la settimana scorsa, la Commissione Ue ha inviato all'Italia una lettera di costituzione in mora concernente la violazione delle regole comunitarie in materia di pubblicità televisiva stabilite dalla direttiva Televisione senza frontiere. Si tratta della prima fase del procedimento comunitario di infrazione in questo ambito e riguarda le norme previste dalla riforma Gasparri del sistema radiotelevisivo approvata la scorsa legislatura.

Lo si apprende da un comunicato emesso oggi dalla Commissione Ue.

Mediaset respinge in una nota le accuse europee alle emittenti italiane sostenendo che la "Ue ha preso un abbaglio". Ma proprio oggi l'Agcom ha multato sia la Mediaset sia la Rai per eccesso di spot trasmessi.

"Le emittenti hanno bisogno della pubblicità e i pubblicitari hanno bisogno delle emittenti, ma occorre anche garantire una protezione efficace dei consumatori. Abbiamo bisogno soprattutto di una pubblicità responsabile," ha dichiarato Viviane Reding, Commissaria responsabile della società dell'informazione e dei media.

"Per beneficiare delle regole meno dettagliate e più flessibili in materia di pubblicità previste dalla direttiva sui servizi dei media audiovisivi senza frontiere di prossima adozione, l'Italia, alla stregua degli altri Stati membri, deve rispettare ed applicare pienamente le disposizioni comunitarie in vigore", ha aggiunto.

L'Italia non ha adottato le misure necessarie per attuare correttamente le disposizioni della direttiva Televisione senza frontiere e garantire che queste disposizioni siano effettivamente rispettate.

Secondo la nota della Commissione, uno studio indipendente ha evidenziato che le emittenti italiane non rispettano le disposizioni quantitative in materia di pubblicità stabilite dalla direttiva, in particolare la regola che fissa a il tetto massimo di pubblicità per ora a 12 minuti, la regola che prevede un intervallo di almeno 20 minuti tra due spot pubblicitari e quella che riguarda le interruzioni pubblicitarie durante i film.

La legislazione italiana, nel calcolare i tempi massimi di pubblicità, non tiene conto degli spot di televendita - e ciò determina il superamento dei limiti stabiliti dalla direttiva - e non rispetta neppure la durata minima di 15 minuti prevista dalla direttiva per le "finestre di programmazione destinate alla televendita" (ossia i programmi di televendita su un canale televisivo generalista).

La nota aggiunge che, contrariamente a quanto previsto dalla direttiva, per la legge italiana l'autopromozione - tra cui le pubblicità delle emittenti per i loro programmi o prodotti - non è una forma di pubblicità. Ne consegue che dei programmi, tra cui i telegiornali, subiscono interruzioni troppo numerose e troppo lunghe, in contrasto con le disposizioni della direttiva che limita l'inserimento di spot pubblicitari. D'altra parte alcune norme fondamentali della direttiva, come quelle che garantiscono il rispetto della dignità umana e della non discriminazione, non sono applicate ai messaggi di autopromozione diffusi sui canali televisivi italiani.   Continua...

 
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