Bali, scontro tra paesi ricchi e poveri su "tecnologie pulite"

domenica 9 dicembre 2007 10:48
 

JIMBARAN, Indonesia (Reuters) - I paesi ricchi e quelli poveri sono in disaccordo sul commercio dei cosiddetti "beni verdi", col Brasile preoccupato che una proposta avanzata da Stati Uniti e Unione Europea ai margini della Conferenza di Bali sul cambiamento climatico celi in realtà un'iniziativa protezionistica.

I rappresentanti di 32 nazioni, tra cui 12 ministri del Commercio, si incontrano oggi per la prima volta a margine della conferenza annuale Onu sul clima, per aprire un nuovo fronte nella lotta al riscaldamento globale, mentre domani e martedì sarà la volta di una ventina di ministri delle Finanze.

Il Pakistan e il Brasile hanno espresso riserve oggi su un'iniziativa che punta a ridurre le tariffe doganali sulle tecnologie pulite, come gli impianti eolici e i pannelli solari, per contribuire a ridurre il costo della riduzione dei gas a effetto serra, a cui viene imputato l'aumento del riscaldamento terrestre.

I due paesi ritengono che la vera intenzione del provvedimento sia infatti quella di sostenere le esportazioni da parte dei paesi ricchi. Il Brasile, che è un importante produttore di biocarburante derivato dalla canna da zucchero, ha detto che la proposta non contiene misure per il biofuel e per le relative tecnologie.

"Il protezionismo è come la testa del serpente. Il serpente cercherà sempre di rialzare la testa", ha detto a bali il ministro brasiliano delle Relazioni Esterne, Luiz Nunes Amorim.

"Per quale motivo siamo qui? Siamo qui per fare tre cose che si sostengono mutualmente, sviluppo, commercio e cambiamento climatico, o siamo qui per discutere dei modi protezionistici per rallentare il processo?".

Il Pakistan ha criticato la proposta Usa-Ue perché la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non hanno soldi o know-how per produrre "beni verdi" che siano competitivi.

"Ciò è chiaramente contro di noi, perché non abbiamo la capacità di produrre beni in un modo che sia amico dell'ambiente", ha detto l'ambasciatore del Pakistan in Indonesia, Ali Baz.

Circa 190 paesi partecipano dal 3 dicembre scorso ai colloqui di bali, che dureranno fino al 14 e che hanno lo scopo di aprire i negoziati su un nuovo patto per il cambiamento climatico che prenda il posto del Trattato di Kyoto dal 2013.

Il Protocollo impegna attualmente infatti solo 36 paesi industrializzati, che devono ridurre le proprie emissioni nel periodo 2008-2012.

Il numero uno dell'Organizzazione mondiale del commercio, il francese Pascal Lamy, ha detto che alcuni paesi in via di sviluppo, come Indonesia, Malesia e Thailandia hanno una posizione-guida nello sviluppo di alcune tecnologie pulite e che trarrebbero beneficio dall'abolizione delle tariffe doganali per il settore.

 
<p>Un ambientalista durante una manifestazione davanti alla conferenza Onu di Bali. REUTERS/Alessia Pierdomenico (BRITAIN)</p>