9 agosto 2008 / 09:14 / tra 9 anni

Ossezia Sud, Georgia vuole tregua, Russia: prima ritiro

<p>Soldati russi seduti su un veicolo blindato diretto verso la capitale dell'Ossezia del Sud, Tskhinvali, oggi. REUTERS/Denis Sinyakov</p>

di Matt Robinson

GORI, Georgia (Reuters) - La Georgia ha chiesto oggi il cessate-il-fuoco, dopo che l‘aviazione militare russa ha allargato l‘offensiva fuori dall‘immediata area di conflitto in Ossezia del Sud, ma il presidente russo Dmitry Medvedev ha detto che l‘unico modo per risolvere la crisi è il ritiro immediato delle truppe georgiane dalla provincia secessionista.

La Russia ha annunciato di aver cacciato le truppe georgiane dalla capitale dell‘Ossezia in un‘operazione che mira a respingere i tentativi di Tbilisi di riconquistare la provincia separatista, mentre la Georgia continua a negare la sconfitta.

Nel secondo giorno di combattimenti, gli aerei russi hanno bombardato la città di Gori, luogo natale dello storico dittatore sovietico Stalin, che si trova a 80 chilometri dalla capitale georgiana.

In una telefonata con il suo omologo americano George W. Bush, Medvedev ha detto che il ritiro georgiano è una condizione imprescindibile per qualsiasi trattativa.

“Il presidente russo ha sottolineato espressamente che l‘unica via d‘uscita dalla tragica crisi provocata dai leader georgiani è il ritiro delle forze armate di Tbilisi dalla zona di conflitto”, si legge in una nota diffusa dal Cremlino, che vede nella firma di un accordo vincolante sul divieto di aggressione fra georgiani e osseti un‘altra condizione fondamentale.

Secondo alcuni funzionari russi il bilancio provvisorio degli scontri è di 2.000 vittime fra i civili e 30.000 rifugiati, che dall‘Ossezia del Sud sono fuggiti in Russia nelle ultime ore.

Mosca ha anche confermato che due suoi aerei da combattimento sono stati abbattuti ieri dalla contraerea georgiana e che il bilancio provvisorio fra i soldati di Mosca è di 13 morti e 70 feriti.

Le autorità di Tbilisi parlano di 129 georgiani uccisi e 748 feriti.

Un ministro georgiano ha detto che cacciabombardieri russi hanno cercato senza successo di colpire anche l‘oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che, permettendo al petrolio azero di saltare la Russia nel suo percorso verso l‘Europa, rappresenta una delle infrastrutture di maggiore valore strategico per la Georgia.

STATO DI GUERRA

La risposta militare russa ha portato ad una drammatica escalation della crisi fra Mosca e la leadership filo occidentale al potere in Georgia che, negli scorsi mesi, aveva già creato preoccupazione fra le potenze aderenti al patto Atlantico e ad una serie di accesi dibattiti nelle riunioni delle Nazioni Unite.

Per far fronte alla situazione di crisi, il Parlamento di Tbilisi ha approvato oggi la dichiarazione dello stato di guerra.

“Lo stato di guerra sarà valido per 15 giorni”, dice il decreto del presidente georgiano Mikheil Saakashvili approvato dall‘assemblea.

Nel frattempo, però, l‘ambasciatore russo presso la Nato ha detto che Mosca non si considera in guerra con la Georgia.

In mattinata, Saakashvili aveva lanciato un appello per il cessate-il-fuoco, mentre il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale Kahka Lomaia non ha escluso che la Georgia possa chiedere assistenza militare internazionale.

Nel pomeriggio, il primo ministro russo Vladimir Putin è arrivato nella capitale russa dell‘Ossezia del Nord e ha rilasciato un‘intervista televisiva difendendo le operazioni russe in Ossezia del Sud e chiedendo alla Georgia di fermare “le aggressioni” alla regione separatista.

BUSH: MOSCA FERMI BOMBARDAMENTI

Da Pechino, dove si trova per i Giochi olimpici, il presidente Usa George W. Bush ha detto che gli attacchi condotti dalla Russia contro la Georgia al di fuori della zona di guerra dell‘Ossezia del Sud segnano “una pericolosa escalation” della crisi, e ha invitato Mosca a fermare immediatamente i bombardamenti.

“Sono molto preoccupato per la situazione in Georgia”, ha detto Bush. “Gli attacchi stanno avvenendo in regioni della Georgia lontane dalla zona del conflitto in Ossezia del Sud. Segnano un pericolo di escalation nella zona”.

Il presidente Usa ha chiesto che l‘integrità territoriale della Georgia venga rispettata.

Nel frattempo, una delegazione congiunta di Usa, Unione europea, Nato e Osce è stata inviata in Georgia per tentare di mediare la crisi. Fino ad ora i negoziati fra georgiani e osseti erano stati condotti da Mosca, ma il capo dell‘Osce ha detto oggi che la Russia è divenuta troppo compromessa nella crisi per poter mantenere il suo ruolo di potenza neutrale.

Questa mattina, la Russia ha annunciato di aver ripreso il controllo della capitale della provincia separatista georgiana, mentre le autorità georgiane sostenevano l‘esatto contrario.

SCONTRI ANCHE IN ABKHAZIA

Intanto l‘altra provincia georgiana che da anni si batte per l‘indipendenza, l‘Abkahazia, ha dichiarato di aver lanciato un‘offensiva militare contro le truppe georgiane stanziate nella zona delle gole di Kodori, che si trovano in una parte di territorio della provincia separatista ancora in mano a Tbilisi.

Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri del governo secessionista.

Ieri, i ribelli dell‘Abkhazia avevano dichiarato di aver inviato alcuni aerei da guerra per bombardare la zona delle gole di Kodori. Un portavoce del governo dell‘Abkhazia in esilio ha però detto che gli aerei appartenevano all‘aviazione russa.

Da tempo la Georgia mirava a interrompere l‘autonomia che la regione separatista dell‘Ossezia del Sud, nello stesso periodo dell‘Abkhazia, conquistò con una sanguinosa guerra combattuta nel 1991-1992, subito dopo il distacco di Tbilisi da Mosca.

La maggioranza delle quasi 70.000 persone che popolano la regione secessionista sono distinte dai georgiani. Sostengono di essere state assorbite a forza dalla Georgia dopo la dissoluzione dell‘ex Unione Sovietica, e ora vogliono esercitare il loro diritto all‘autodeterminazione.

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