January 9, 2008 / 8:44 AM / 10 years ago

I pregiudizi "contro le bambine" si combattono anche sul web

6 IN. DI LETTURA

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Anche se ci sono donne candidate alla Casa Bianca, donne-soldato e donne alla guida di uno shuttle, mai come oggi, nonostante il femminismo, l'immagine femminile che si trasmette attraverso la pubblicità, la tv, ma anche i libri scolastici, sembra tornata a essere quella della donna-oggetto, madre o, al massimo, fata.

Ma per combattere il ritorno dei pregiudizi, una possibile via di uscita è quella di "lavorare sull'immaginario", specialmente sui contenuti che si diffondono attraverso la Rete.

E' la tesi che sostiene Loredana Lipperini, scrittrice e critica, che nel suo "Ancora dalla parte delle bambine" spiega come l'immaginario degli anni 2000 sia denso di pregiudizi e stereotipi sulle donne, formandole già in tenera età al "ruolo" grazie anche a un interesse straordinario per il corpo e la bellezza.

Il titolo del libro non è affatto causale: a oltre 30 anni di distanza, infatti, Lipperini aggiorna idealmente una storica indagine pubblicata nel 1973 da Elena Gianini Belotti, "Dalla parte delle bambine", che raccontava "l'educazione sociale e culturale all'inferiorità" .

Ma cosa è avvenuto nel corso di questi decenni, in cui pure il femminismo e l'idea di parità tra i sessi sembravano essersi affermati? C'è stato un complotto "contro le bambine"?

"Non credo che ci sia stato un complotto - dice l'autrice in un'intervista telefonica a Reuters - Credo che prima di tutto non si sia lavorato abbastanza sul simbolico, sull'immaginario, sulle parole, sulle immagini".

"Da una parte ci si è dimenticati?, di lavorare su questo, dall'altra parte c'è un discorso economico, sui consumatori", prosegue Lipperini, che accusa, almeno in parte, la pubblicità, di continuare a forgiare stereotipi discriminanti.

Se Pubblicita' E Scuola Discriminano

"E' vero quello che dice (la pubblicitaria) Anna Maria Testa che sia la pubblicità che il mercato non anticipano quello che succede ma lo seguono. Però tutta la suddivisione del consumo in generi, e quindi tutti gli stereotipi di genere che ne sono discesi, che riguardano sia adulti che bambini, le adulte e le bambine, soprattutto, arrivano da lì, in qualche modo".

In questo senso, Lipperini dice di apprezzare la campagna lanciata dalla ministro del Commercio Estero Emma Bonino per il 2008, "ti spengo e non ti compro", sulle pubblicità e i programmi televisivi che risultino offensivi per la dignità della donna. "Mi sembra un passo importante, perché fino a questo momento non si era proprio posto il problema".

Ma anche la scuola non è stata da meno nel continuare ad alimentare l'idea che la donna deve essere prima di tutto mamme, dice l'autrice.

"Ho riportato i dati di una ricercatrice, Irene Biemmi, che ha fatto... una ricerca per la Regione Toscana prendendo in esame i testi obbligatori di quarta e quinta elementare delle maggiori case editrici. Cosa è uscito fuori? Che gli stereotipi di genere erano ancora più pesanti e gravi di quello che è la realtà".

"Esempio: la maggior parte dei padri lavora, la maggior parte delle madri sta a casa; la maggior parte delle professioni degli uomini sono stupende, affascinanti, mentre le donne sono fate, streghe, nutrici, mamme. Ma c'è anche qualcosa di più pesante. Ci sono racconti con bambini che protestano perché la mamma lavora".

"Ci siamo angosciati per anni sulla televisione, su Internet, considerando la carta virtuosa in sé - sintetizza Lipperini - Si scopre invece che il messaggio più pesante viene dalla carta, addirittura dalla carta ufficiale... Se la maggior parte delle donne adulte nei libri delle elementari viene rappresentata mentre accudisce, si trucca o si veste, è inutile che poi vado a prendermela con le Winx o con la televisione".

Contro I Pregiudizi, Ripartire Dal Web

Se alla fine degli anni 60 Belotti compì la sua ricerca in massima parte tra scuole, letteratura per l'infanzia e giornali Lipperini, titolare di un seguitissimo blog intitolato "Lipperatura", ha lavorato moltissimo osservando le ragazze (e i ragazzi) anche sul web, grazie a forum, chat, diari online, siti di fan fiction (cioè racconti su personaggi popolari di serie tv, di libri, fumetti o film scritti non dagli autori originali, ma, appunto dai fan, in un esercizio collettivo). Ed è convinta che la Rete, nuovo territorio di diffusione e di conquista per l'immaginario collettivo, sia il terreno giusto per combattere contro il ritorno dei pregiudizi di "genere".

"Internet secondo me offre delle possibilità di ribaltare tutto questo, sia a livello narrativo che simbolico...", dice la scrittrice.

"Bisogna lavorare sull'immaginario. E' la cosa più importante da fare, anche se è la più difficile, perché devi andare capillarmente in qualsiasi luogo dei media, che sia la carta, che sia la tv, la Rete, che sia la scrittura".

"Intanto (bisogna) cominciare a discuterne, andare a vedere cosa stanno facendo i ragazzini e le ragazzine sul web... Soprattutto in America, hanno capito con che strumento hanno a che fare. Qui entra di nuovo in ballo la scuola, che però in Italia continua a vedere Internet come un'agenzia di sapere minacciosa, e non complementare".

Ma perché parlare di femminismo sembra una cosa vecchia, sorpassata?

"In parte perché la generazione di mezzo, le trentenni, hanno recepito di tutte le battaglie femministe... l'idea della femminista coi baffi e incazzata, che non era la loro, in cui non si riconoscevano e di cui coglievano soltanto la nota separatista, la nota aggressiva nei confronti dei maschi", risponde Lipperini.

"In questo c'è anche un po', un po' tanto, la responsabilità di parte del femminismo storico, che ha sempre usato e che continua a usare dei linguaggi di casta".

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