I pregiudizi "contro le bambine" si combattono anche sul web

martedì 8 gennaio 2008 12:28
 

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Anche se ci sono donne candidate alla Casa Bianca, donne-soldato e donne alla guida di uno shuttle, mai come oggi, nonostante il femminismo, l'immagine femminile che si trasmette attraverso la pubblicità, la tv, ma anche i libri scolastici, sembra tornata a essere quella della donna-oggetto, madre o, al massimo, fata.

Ma per combattere il ritorno dei pregiudizi, una possibile via di uscita è quella di "lavorare sull'immaginario", specialmente sui contenuti che si diffondono attraverso la Rete.

E' la tesi che sostiene Loredana Lipperini, scrittrice e critica, che nel suo "Ancora dalla parte delle bambine" spiega come l'immaginario degli anni 2000 sia denso di pregiudizi e stereotipi sulle donne, formandole già in tenera età al "ruolo" grazie anche a un interesse straordinario per il corpo e la bellezza.

Il titolo del libro non è affatto causale: a oltre 30 anni di distanza, infatti, Lipperini aggiorna idealmente una storica indagine pubblicata nel 1973 da Elena Gianini Belotti, "Dalla parte delle bambine", che raccontava "l'educazione sociale e culturale all'inferiorità" .

Ma cosa è avvenuto nel corso di questi decenni, in cui pure il femminismo e l'idea di parità tra i sessi sembravano essersi affermati? C'è stato un complotto "contro le bambine"?

"Non credo che ci sia stato un complotto - dice l'autrice in un'intervista telefonica a Reuters - Credo che prima di tutto non si sia lavorato abbastanza sul simbolico, sull'immaginario, sulle parole, sulle immagini".

"Da una parte ci si è dimenticati?, di lavorare su questo, dall'altra parte c'è un discorso economico, sui consumatori", prosegue Lipperini, che accusa, almeno in parte, la pubblicità, di continuare a forgiare stereotipi discriminanti.

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