25 maggio 2008 / 12:41 / tra 9 anni

Clima, paesi emergenti vogliono più impegni da G8

<p>Fumo dalel ciminiere di un impianto industriale a Kobe, in Giappone. REUTERS/Yuriko Nakao (JAPAN)</p>

KOBE, Giappone (Reuters) - I grandi paesi emergenti hanno invitato oggi le nazioni ricche a indicare obiettivi a medio termine ambiziosi per ridurre i gas a effetto serra, mentre entrambe le parti sottolineano la necessità di finanziamenti per aiutare i paesi in via di sviluppo a limitare le proprie emissioni.

I ministri e i rappresentanti del G8, il gruppo delle otto nazioni più industrializzate, e dei più importanti paesi emergenti sono riuniti a Kobe, nel Giappone occidentale, per organizzare i prossimi colloqui in ambito Onu sui cambiamenti climatici, una questione chiave per il summit dei capi di Stato e di governo che si terrà poi a luglio.

Almeno un delegato, tuttavia, è pessimista sulla possibilità che si giunga a una svolta in tempo per il vertice di Hokkaido del 7-9 luglio, dove i leader del G8 si riuniranno coi governi delle economie emergenti, come la Cina, per le trattative sui cambiamenti del clima.

“Penso che sia difficile. Non abbiamo abbastanza tempo”, ha detto ai giornalisti il ministro messicano dell‘Ambiente Juan Rafael Elvira Quesada. “Ma i cambiamenti climatici non stanno ad aspettare noi”.

L‘anno scorso in Germania i leader del G8 si sono ritrovati d‘accordo nel considerare seriamente il dimezzamento delle emissioni entro il 2050, una proposta sostenuta da Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone e Canada.

Circa 190 nazioni sono d‘accordo sull‘avvio del negoziato, entro la fine del 2009, per il trattato che sostituirà il Patto di Kyoto, che attualmente impegna 37 paesi sviluppati a ridurre in media del 5% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di gas a effetto serra nel periodo di qui al 2012.

Ma esistono ampi divari sia all‘interno del G8 che tra paesi ricchi e poveri su come ripartire il peso degli impegni nella lotta ai cambiamenti climatici, a cui si attribuiscono fenomeni in aumento come la siccità, l‘aumento del livello del mare ed eventi meteorologici più violenti.

I paesi in via di sviluppo indicano come priorità la crescita e rifiutano gli obiettivi, mentre accusano gli Stati Uniti - che con la Cina è uno dei principali responsabili delle emissioni, di non fare abbastanza.

L‘Indonesia afferma che il G8 deve fissare i propri obiettivi a medio termine prima di chiedere ai paesi in via di sviluppo di prendere impegni.

Il Sud Africa vuole che il G8 fissi target a medio termine ambiziosi, allo scopo di ridurre del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, e che fornisca più fondi per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a ridurre le emissioni.

L‘Unione Europea ha detto che punta a ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 20% entro il 2020, ma gli Usa si sono impegnati solo a tagliare la crescita delle emissioni entro il 2025, e ci sono scarse aspettative per un cambio di rotta fino a che alla Casa Bianca non arriverà il nuovo inquilino, a gennaio 2009.

Il Giappone, che sta cercando di mostrare la propria capacità di guida alla testa del G8, ha invitato gli altri paesi sviluppati a fissare obiettivi nazionali più consistenti, per arrivare entro il 2050 al dimezzamento delle emissioni.

I grandi paesi emergenti vogliono anche le nazioni ricche contribuiscano a finanziare l‘uso di tecnologie “pulite” di cui hanno bisogno per ridurre le emissioni.

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