Legambiente: Italia terza in Europa per emissioni gas serra

venerdì 15 febbraio 2008 13:33
 

ROMA (Reuters) - L'Italia è diventato il terzo paese in Europa per emissioni di biossido di carbonio, anche se l'obiettivo Ue di ridurre del 20% la produzione di CO2 entro il 2020 resta ancora possibile. Lo dice Legambiente nel suo rapporto "Ambiente Italia 2008", presentato oggi a Roma.

Secondo i dati dell'associazione ambientalista, L'Italia, che era quinta per emissione di CO2 nel 1990 e quarta nel 2000, era nel 2005 al terzo posto dopo Germania e Regno Unito. E se i due paesi dal 1990 hanno comunque ridotto in valori assoluti le proprie emissioni, l'Italia le ha aumentate del 12,1%, soprattutto a causa dell'aumento dei consumi per i trasporti, della produzione di energia elettrica e del riscaldamento.

"I numeri parlano chiaro: nello scorso decennio, in Italia, tutti gli indicatori energetici e quelli relativi alle emissioni climalteranti hanno mostrato un segno contrario alle speranze di un'evoluzione verso una economia più efficiente e rinnovabile", dice Legambiente in un comunicato.

L'associazione dice però anche che se nel 2005 le emissioni di gas a effetto serra sono giunte nel 2005 a 582,2 milioni di tonnellate, nel 2006 e nel 2007 "si registra finalmente una lieve inversione di tendenza", anche se non vengono forniti dati a riguardo.

Contemporaneamente, comunque, sta aumentando il ricorso alle cosiddette "fonti rinnovabili", cioè quelle che non fanno uso di combustibili fossili, come il sole, il vento, le maree. Nel 2006, il contributo energetico da fonti rinnovabili è stato pari a circa l'8,3% del totale dei consumi energetici, in amento sul 2005

"Tra il 2006 e il 2000 è molto cresciuta la produzione di energia da rinnovabili in Italia: del 427% la produzione di energia eolica, del 364% la produzione elettrica da biomasse, del 124% la produzione da fotovoltaico (e nel 2007 è atteso un vero boom), del 140% la produzione termica da solare", dice Legambiente.

Per cogliere gli obiettivi energetici posti dalla Ue per il 2020, l'associazione spiega che l'Italia deve agire "radicalmente" entro i prossimi cinque anni.

Nel rapporto, Legambiente indica per il 2020 una riduzione del consumo interno lordo di energia pari a circa 45 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) "rispetto ai consumi attesi in quell'anno (e pari a una riduzione del 5% rispetto alla situazione attuale)".

"Uno scenario che prevede di arrivare nel 2020 a una produzione da rinnovabili equivalente a 35,3 Mtep di energia primaria (107.000 GWh di produzione elettrica da fonti rinnovabili e a 17,6 Mtep di usi termici). Questa riduzione dei consumi di energia e l'incremento delle fonti rinnovabili, abbinato a una sostituzione del metano ad alcuni consumi petroliferi e a una riduzione delle emissioni da centrali a carbone, potrebbe consentire di ridurre del 20% rispetto al 1990 le emissioni di CO2, superando gli obiettivi assegnati all'Italia dalla Ue".

"Sono necessarie politiche ambientali, fiscali, industriali, di ricerca e sviluppo forti e integrate. E l'attuazione di questo scenario richiede decisioni rapide", ha detto nella nota il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

"La strategia energetica delineata dall'Unione Europea non è solo lo strumento necessario per contrastare il cambiamento climatico. Offre ai paesi della comunità una tripla opportunità: sviluppare nuove attività industriali e di servizi ad alto contenuto tecnologico, ridurre la dipendenza energetica da paesi instabili o non democratici, migliorare contemporaneamente la qualità ambientale e della vita riducendo altri fattori di inquinamento e di degrado".

 
<p>Foto d'archivio di due torri. REUTERS/Stringer</p>