17 febbraio 2008 / 09:46 / 10 anni fa

Elezioni, Onu chiede a candidati premier impegno lotta a povertà

<p>Lo "stand up" contro la povert&agrave; a cui hanno partecipato nello scorso ottobre migliaia di persone in tutto il mondo, in occasione della Giornata Mondiale per lo Sradicamento della Povert&agrave;. Nella foto, la manifestazione di Bangkok, in Thailandia, il 17 ottobre 2007.Sukree Sukplang (THAILAND)</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - La responsabile europea della Campagna per il Millennio delle Nazioni Unite vuole incontrare i candidati premier alle elezioni italiane del prossimo aprile per chiedergli di impegnarsi a sostenere gli obiettivi della lotta alla povertà nel mondo, perché l'Italia è uno degli ultimi paesi europei per aiuti.

Lo ha detto in un'intervista a Reuters Marina Ponti, direttrice per l'Europa della Campagna per gli Obiettivi del Millennio dell'Onu, che ai politici italiani indica anche l'esempio della Spagna.

"Chiederemo degli incontri (ai candidati), chiederemo che questi impegni vengano inseriti nei programmi", ha spiegato Ponti, 37 anni, che è anche vice direttore globale dell'iniziativa Onu destinata a dimezzare entro il 2015 nel mondo la percentuale di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno.

"Insieme ai nostri partner, che sono le organizzazioni della società civile, i movimenti, gli enti locali, i mezzi d'informazione… abbiamo pensato di utilizzare questa campagna elettorale, come facciamo in altri paesi, per far sì che gli obiettivi di sviluppo, che la cooperazione, con l'impiego di risorse maggiori e con una migliore efficacia, siano contenuti nelle piattaforme politiche".

"Per noi sarebbe importante dal punto di vista simbolico e politico impegnare i candidati premier -- ha detto ancora la dirigente dell'Onu, che ha già guidato quattro campagne nazionali, tra cui quella italiana -- Anche se in Italia c'è, rispetto ad altri paesi europei, un gap molto grande tra i programmi politici e la loro realizzazione".

Nonostante gli impegni assunti sia in sede Onu che nell'Unione europea, l'Italia contribuisce soltanto con lo 0,19% del proprio Prodotto interno lordo all'aiuto pubblico allo sviluppo, rispetto allo 0,33% indicato dalla Ue e allo 0,7%, obiettivo fissato globalmente per il 2015.

E proprio questa, spiega Ponti, è tra le ragioni principali della scelta di aprire qui la sede europea della Campagna, presso la sede della Fao: "L'idea di voler aprire a Roma ha anche il significato di voler dare una spinta particolarmente forte all'Italia".

Quello italiano è un paradosso, per l'Onu: "L'Italia è un paese fortissimo, dalla vivacità fortissima della società… Ma nonostante questi segnali, c'è uno stacco molto forte tra i cittadini, la società civile e quel che il governo fa".

L'ESEMPIO DELLA SPAGNA

Ai politici italiani, Ponti -- che viene da Milano e ha trascorso 6 anni al Palazzo di Vetro di New York -- indica l'esempio della Spagna di José Luis Zapatero.

La Spagna è "un paese simile al nostro anche se non fa parte del G7... prima che arrivasse l'attuale governo, era un paese che dava molto poco, abbastanza provinciale, che partecipava poco anche a livello di politiche".

"Zapatero ha posto il tema degli obiettivi di sviluppo del Millennio al centro della sua politica, e in pochi anni la Spagna sta raggiungendo tutti gli obiettivi finanziari e ha attuato una serie di riforme importantissime".

"Oggi la Spagna ha una credibilità, una visibilità e un ruolo a livello internazionale fortissimo", ha concluso la dirigente Onu.

In Italia, invece, nonostante la nomina nel governo guidato da Romano Prodi di un viceministro allo Sviluppo, Patrizia Sentinelli, i risultati sono mancati. "Non basta la viceministra: deve avere un sostegno, quando si discute di Finanziaria e ci si inizia a scannare…"

"Finché la cooperazione sarà considerata come una 'sacca' della generosità, non si faranno passi avanti", ha concluso Marina Ponti.

Tra gli Obiettivi del Millennio, sottoscritti nel 2000 da 189 paesi, oltre al dimezzamento della povertà entro il 2015 figurano anche l'istruzione primaria per tutti i bambini, la riduzione della mortalità infantile di due terzi e quella del tasso di mortalità materna di tre quarti, nonché l'arresto della diffusione dell'Hiv/Aids.

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