Vaticano a ebrei: nostra preghiera non è invito a conversione

venerdì 4 aprile 2008 16:29
 

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Il Vaticano ha cercato oggi di rassicurare la comunità ebraica su una nuova preghiera, al centro delle polemiche perché ritenuta un invito alla conversione alla religione cattolica, dicendo di ritenere saldi il principio di alto rispetto per l'ebraismo e il ripudio per ogni forma di antisemitismo.

Un comunicato della Santa Sede, approvato e in parte redatto da papa Bendetto XVI, sottolinea che la nuova preghiera usata in alcuni riti del venerdì santo "non intende in alcun modo indicare un cambiamento nel rispetto che la Chiesa cattolica ha per l'ebraismo".

Fonti cattoliche e ebraiche hanno detto che il comunicato è stato inviato al segreteria del rabbino capo di Israele.

Il Vaticano è stato tempestivo nel cercare di risolvere velocemente la controversia, in vista del primo viaggio in qualità di pontefice di Benedetto XVI negli Stati Uniti di questo mese, in cui il papa incontrerà gli esponenti della comunità ebraica statunitense a Washington e farà una breve visita alla sinagoga di Fast Park a Manhattan.

In febbraio, il Vaticano aveva modificato la contestata orazione latina usata nelle funzioni del venerdì santo, che commemora la crocifissione di Cristo, rimuovendo i riferimenti alla "cecità" degli ebrei su Gesù e il verso in cui si chiede a Dio di "rimuovere il velo dai loro cuori".

Ma la comunità ebraica ha criticato anche la nuova versione, in cui si dice che "tutti gli israeliani dovrebbero essere salvati", considerandola un invito alla conversione alla religione cristiana.

Nel comunicato di oggi il Vaticano ribadisce le relazioni della Chiesa con l'ebraismo sancite nel trattato del Concilio Vaticano II del 1965 "Nostra Aetate", che ripudia il concetto di responsabilità collettiva degli ebrei per la morte di Cristo e avvia un dialogo tra le due confessioni.

"Nostra Aetate presenta i principi fondamentali che hanno sostenuto e continuano a sostenere i legami di stima, dialogo, amore, solidarietà e collaborazione tra cattolici e ebrei", si legge nel comunicato.

La Chiesa "respinge ogni atteggiamento di disprezzo o comportamento discriminatorio contro gli ebrei, e ripudia fermamente ogni forma dio anti-semitismo", si legge ancora nella nota.

Il rabbino David Rosen, presidente del Comitato internazionale ebraico e relazioni interreligiose (Ijcic) e interlocutore designato del Vaticano, ha espresso soddisfazione per il comunicato ma ha precisato che avrebbe preferito un riferimento esplicito al proselitismo.

"E' implicito nella nota che la stima e la solidarietà implicano che il proselitismo è inopportuno, ma sarei stato più contento se questo fosse stato detto esplicitamente", ha detto a Reuters Rosen da Gerusalemme.

 
<p>Il papa Benedetto XVI. Castel Gandolfo, Roma, 30 marzo 2008. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>