Ecologisti contro Banca Mondiale, "dirotta" fondi effetto serra

venerdì 4 aprile 2008 11:59
 

BANGKOK (Reuters) - I paesi in via di sviluppo e le associazione ambientaliste hanno accusato oggi la Banca Mondiale di cercare di assumere il controllo dei miliardi di dollari di aiuti che devono essere utilizzati per contrastare il cambiamento climatico nei prossimi 40 anni.

"L'incursione della Banca Mondiale nel cambiamento climatico è stata un flop", ha detto Tom Picken, esponente dell'associazione Amici della Terra, al termine di un'importante conferenza sul cambiamento climatico nella capitale thailandese.

"Molti paesi e la società civile si sono indignati per il tentativo della Banca Mondiale di dirottare gli sforzi reali per finanziare le iniziative contro il cambiamento climatico".

Prima di dare il loro assenso a qualsiasi tipo di limitazione delle emissioni di gas a effetto serra che alimentano il riscaldamento globale, i paesi poveri vogliono l'impegno di miliardi di dollari in aiuti da parte dei paesi ricchi.

Il denaro verrà utilizzato per ogni tipo di intervento, dalle barriere contro l'innalzamento del livello del mare alle centrali energetiche "pulite" ma costose, un esempio di "trasferimento di tecnologia" di cui i paesi sviluppati dicono di avere bisogno per ridurre le emissioni dei gas come l'anidride carbonica.

Oltre che ovviamente sulla quantità di denaro necessaria - per alcuni servirebbero migliaia di miliardi entro il 2050 - i paesi ricchi e quelli poveri stanno polemizzando anche sulla scelta della gestione bancaria dei fondi.

Alla conferenza di Bangkok, la Banca Mondiale ha presentato la proposta di un Fondo per la Tecnologia Pulita da 10-15 miliardi di dollari, di un fondo di "adattamento" da 500 milioni e della possibilità di un terzo fondo dedicato alla forestazione.

Ma i paesi in via di sviluppo vogliono che i soldi per il cambiamento climatico siano amministrati attraverso l'Unfcc, la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamebnto Climatico, che viene considerata meno sottoposta al contro del G8, gli otto paesi più industrializzati del mondo.

"Di solito siamo sorpresi in negativo dai fondi", spiega Ana Maria Kleymeyer, negoziatorice dell'Argentina alla conferenza di Bangkok.

"Questo è un modo per la Banca Mondiale e per i suoi membri donatori di riportare il credito a casa per investire denaro sul cambiamento climatico in un modo non trasparente, che non coinvolge i paesi in via di sviluppo e che ignora le procedure dell'Unfcc", conclude Kleymeyer.

 
<p>Un uomo raccoglie dell'acqua da uno stagno in secca a Yingtan, nella provincia cinese di Jiangxi. REUTERS/Stringer (CHINA)</p>