Vita quotidiana con la mafia: a Roma le foto di Tony Gentile

martedì 3 giugno 2008 12:31
 

ROMA (Reuters) - Tony Gentile non è una star. E' un fotografo che ha cominciato a fare i primi scatti nella sua Sicilia, un fotoreporter di cronaca, e di mafia. Tony Gentile non è una star, ma per sapere chi è, basta pensare alla più famosa foto che ritrae insieme, sorridenti, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino prima che fossero entrambi ammazzati, 16 anni fa.

Quei quattro scatti in bianco e nero - il colore ufficiale della cronaca prima che arrivasse Internet e che i quotidiani cominciassero a esser stampati a colori - sono entrati ormai da tempo nell'immaginario collettivo e oggi introducono i visitatori alla mostra dedicata a Gentile, 44 anni, dal 2003 fotografo Reuters, nell'ambito del Festival internazionale della fotografia di Roma.

L'esposizione si intitola "Agenda - Cose da fare", e raccoglie poche ma assai significative foto scattate tra il 1990 e il 1996, in Sicilia. Tutte riguardano direttamente o indirettamente la mafia. Diverse sono state scattate ai funerali di vittime della mafia.

Nate come foto di cronaca ("Appunti veloci di indirizzi ed orari, luoghi da raggiungere subito, fotografie rapide, sviluppi e fissaggi sommari, il quotidiano non può attendere", spiega l'introduzione), raccontano tantissimi dettagli, il carattere dei personaggi, il momento.

Una in particolare, scattata al funerale di Rosario Livatino, il "giudice ragazzino" ammazzato dai sicari di Cosa Nostra nel 1990, esposta in un grande formato, dove è più evidente lo "sgranato" classico del b/n, fa pensare al ritratto collettivo di un pittore rinascimentale, in cui l'insieme quasi monumentale si scompone nel distinto racconto - e nel movimento - espresso da ogni singolo volto.

C'è la foto scattata in una pausa del processo per concorso esterno in associazione mafiosa a Giulio Andreotti, a Palermo, dove il politico più noto dell'Italia del dopoguerra è ritratto di spalle, seduto, ma si riconosce senza alcuna fatica, seduto al tavolo, nell'aula semivuota.

C'è la foto presa dall'alto di un momento di un altro processo, quello al boss Totò Riina, in cui tutto ruota attorno a quella mano che esce dalle sbarre, e che un avvocato stringe, si direbbe, con riverenza.

C'è la foto del giovane carabiniere che, mano nella mano coi colleghi, argina la folla - ma in realtà è spettatore di prima fila - ai funerali di Falcone, della moglie e della scorta a Palermo, il 25 maggio 1992.

Ma c'è anche la foto del morto ammazzato - nella fattispecie Gaetano Mandalà, freddato su un marciapiede - che racconta ai lettori, ai cittadini la classica "scena del delitto", cogli investigatori che parlano tra loro e il cadavere abbandonato, a cui presta attenzione, solo professionale, una fotografa, appoggiata alla volante della polizia.   Continua...

 
<p>I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel celebre scatto di Tony Gentile. REUTERS/HO</p>