In mostra a Roma gli scatti di Ennio Iacobucci sul Vietnam

domenica 29 giugno 2008 18:37
 

ROMA (Reuters) - Da lustrascarpe a candidato al premio Pulitzer per le foto scattate in Vietnam. E' la storia di Ennio Iacobucci, fotoreporter di guerra abruzzese i cui lavori furono pubblicati dalle maggiori testate internazionali, e che sono esposti per la prima volta al Museo di Roma in Trastevere, fino al 14 settembre.

Iacobucci, diventato fotografo quasi per caso, nel 1972 fu il primo a consegnare alla France Press di Saigon la notizia della sconfitta americana di Quang Tri, battendo tutte le altre grandi agenzie in un'epoca in cui non c'erano telefonini né computer.

Divenne così un punto di riferimento per fotografi e giornalisti che andavano in Vietnam. "Non a caso veniva chiamato il Ras di Saigon", spiega Vittorio Morelli, il giornalista dell'Agenzia Italia che ha curato la mostra "Vietnam Fotografie di guerra di Ennio Iacobucci 1968-1975", che raccoglie 120 scatti.

"Timido, introverso, tormentato, Iacobucci arriva in Vietnam a ventotto anni, parla francese, inglese, e uno strano italiano intercalato da misteriose espressioni dialettali abruzzesi... Voleva diventare il Robert Capa italiano", racconta Morelli.

Il battesimo del fuoco avviene in occasione del Capodanno buddista del 1968, accanto a due giornalisti di guerra ormai navigati, Oriana Fallaci, allora inviata del settimanale "L'Europeo", e Derek Wilson, corrispondente della France Press.

Da quel momento per Iacobucci è un susseguirsi di reportage che gli assicurano la stima dei colleghi.

Gli scatti dell'ex contadino ed ex lustrascarpe, che aveva iniziato a usare la macchina fotografica durante la Guerra dei Sei Giorni in Israele, vengono pubblicati dalle maggiori riviste del mondo, da "Time" a "Newsweek". E nel 1975 il "New York Times" lo candida al Pulitzer.

Del resto, come scrive Bernardo Valli che di Iacobucci fu amico, in Vietnam le testimonianze dei fotoreporter "erano le più autentiche. Le meno inquinate. Non erano di seconda mano. La verità della parola scritta è più fragile... La fotografia è la testimonianza più vicina alla realtà".

Ma finita la guerra in Vietnam, dove ha trascorso otto anni, al rientro in Italia Iacobucci si sente spaesato.

"A Saigon - spiega Morelli - aveva trovato quello che nella sua vita non aveva mai avuto: il rispetto, l'ammirazione, il successo, l'amore, tutto quello che cercava. In Italia, a Roma, tutto questo non c'era. Era uno sconosciuto, un fotografo isolato, emarginato". E nel 1977, a 37 anni, si toglie la vita.

La mostra è promossa dall'Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Roma, con l'organizzazione di Zètama Progetto Cultura, e il catalogo è edito da De Luca.