Brunello "taroccato", 5 aziende indagate in Toscana

venerdì 4 aprile 2008 21:17
 

FIRENZE/ROMA (Reuters) - Sono cinque le aziende produttrici di Brunello di Montalcino col vino bloccato nelle cantine e i responsabili indagati dalla procura di Siena con l'accusa di aver "taroccato" quello che è uno dei fiori all'occhiello del made in Italy.

A confermarlo, oggi, è stato lo stesso presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Francesco Marone Cinzano, iscritto tra l'altro nel registro degli indagati con l'accusa di frode in commercio in qualità di proprietario dell'azienda Col d'Orcia, che si è vista sequestrare la produzione dell'annata 2003 assieme a Frescobaldi, Villa Banfi, Argiano e Antinori.

Secondo un articolo pubblicato oggi dal settimanale L'espresso, le aziende avrebbero utilizzato non solo il sangiovese - unica uva ammessa dal disciplinare, cioè l'insieme di norme che regolamenta la produzione - ma anche, per il 10-20%, altri vitigni come merlot, cabernet sauvignon, petit verdot e syrah.

Un punto, quello dell'utilizzo per il Brunello di uve diverse dal sangiovese, che il Consorzio però smentisce.

"Questo lo scrive l'Espresso, ma (sulla base dei) documenti che provengono dalla procura della Repubblica di Siena, a noi non risulta", ha detto a Reuters il direttore del Consorzio, Stefano Campatelli, precisando che il mancato rispetto del disciplinare di produzione riguarderebbe "le rese", cioè la quantità di uva prodotta per ogni ettaro di vigneto.

E una cosa è barare sulla resa, un'altra sulle uve impiegate per produrre un vino importante e costoso come il Brunello, con un giro d'affari stimato all'anno di circa 80 milioni di euro.

AFFIDABILI SOLO I CONTROLLI IN VIGNA

Tra l'altro, precisa il direttore del Consorzio che raccoglie circa 200 imbottigliatori, "non ci sono mezzi analitici che possono stabilire con certezza che in quel vino, invece di esserci solo del sangiovese, c'è anche del merlot o del cabernet. Non esiste un'analisi ufficiale".

In effetti, come spiega un esperto del settore che chiede di restare anonimo, stabilire con che uva sia stato realizzato un vino è tutt'altro che semplice: "Si può fare ricorso alla gascromatografia, un'analisi con una tolleranza del 5-6%, oppure si cercano nel vino spezzoni di Dna dell'uva: in questo caso il risultato è attendibile, ma è un test che si effettua solo a livello di ricerca universitaria".   Continua...

 
<p>Una degustazione di Brunello di Montalcino REUTERS/Max Rossi/files</p>