Olanda, farmaci sostituiscono eutanasia, dice studio

venerdì 21 marzo 2008 10:25
 

LONDRA (Reuters) - I malati terminali nei Paesi Bassi ricorrono sempre più spesso a potenti sedativi che portano ad uno stato di incoscienza fino alla morte, secondo uno studio pubblicato oggi, che indica una tendenza a sostituire l'eutanasia con i medicinali.

Alcuni ricercatori hanno scoperto che il 7,1% delle persone decedute nel 2005 -- circa 1.800 -- sono state pesantemente sedate nel periodo che ha immediatamente preceduto la morte, contro il 5,6% del 2001.

Secondo la stessa ricerca, pubblicata oggi nel British Medical Journal, il ricorso all'eutanasia è invece diminuito, nello stesso periodo, dal 2,6% del totale dei decessi all'1,7% -- 1.200 casi in meno.

"L'aumentato uso di medicinali sedativi in pazienti terminali nei Paesi Bassi raramente accompagnato da una consultazione medica, dimostra che questa pratica è considerata parte di una terapia medica regolare", hanno detto Judith Rietjens e colleghi, dell'Università di Medicina Erasmus di Rotterdam.

Lo stato olandese è stato il primo ad aver legalizzato l'eutanasia nel 2001, atto fortemente condannato dal Vaticano, seguito dal Belgio, e molti altri paesi europei stanno considerando la possibilità di renderla legale.

"L'utilizzo di forti calmanti avviene anche in altri paesi, non solo nei Paesi Bassi", ha detto. "Viene utilizzato in pazienti nella fase terminale per sintomi che non possono essere curati".

La ricerca, condotta su 6.500 casi di decessi nel 2005 in Olanda, ha rilevato che il 10% delle persone trattate con forti sedativi prima della morte aveva precedentemente richiesto l'eutanasia, ed era stata loro negata.

Sui motivi della scelta di ricorrere ai sedativi piuttosto che all'eutanasia, occorrerebbe svolgere altre indagini, ma i ricercatori pensano che potrebbe trattarsi di fattori di tipo religioso o legat2i alla crescente attenzione data dai media a questo tema.

"Dalla ricerca sembra che il trattamento con i medicinali stia sostituendo l'eutanasia", ha detto Rietjens.

 
<p>Foto d'archivio di un'infermiera in ospedale. REUTERS/Fabrizio Bensch</p>