2 luglio 2008 / 06:32 / tra 9 anni

Atletica, Pistorius: i suoi amori dietro il sogno olimpico

<p>Oscar Pistorius in pista a Stadskanaal, in Olanda. REUTERS/Karel Zwaneveld (NETHERLANDS)</p>

MILANO (Reuters) - Oscar Pistorius, lo sprinter sudafricano amputato bilaterale che punta a qualificarsi per le Olimpiadi, deve ad almeno tre donne la forza di vincere.

Alla madre in primo luogo, dalla quale dice di aver imparato a sorridere, ma anche al suo primo grande amore Vicky e alla “bellissima” Jenna, l‘atleta ha dedicato numerose pagine del suo primo libro “Dream runner - In corsa per un sogno”, annunciato oggi alla vigilia della Notturna di Milano.

“Sono certo che mamma mi guarderà dal cielo ed è felice per me, per tutte le mie conquiste. E’ morta prima che io cominciassi a correre, non ha assistito alle mie vittorie sportive né alla mia battaglia, ma so che mi è vicina”, scrive Pistorius nel volume edito da Rizzoli illustrato oggi a Milano.

Della madre, dice Pistorius, porta su un braccio il suo unico tatuaggio, con la data di nascita e di morte, avvenuta sei anni fa.

In prima fila in conferenza stampa, Jenna Edkins osserva emozionata il fidanzato, che ha iniziato a frequentare sei mesi fa.

“E’ la prima volta che lo seguo ad un evento sportivo”, dice a Reuters la bionda diciottenne di Johannesburg, ammettendo di riuscire a passare del tempo con il fidanzato nonostante gli allenamenti.

“Jenna è la prima ragazza con cui la relazione si è sviluppata nel tempo... Il nostro è un rapporto bellissimo, perché è nato da un‘amicizia”, scrive Pistorius nel libro, curato da Gianni Merlo.

Poche pagine prima, l‘atleta racconta della sua relazione con Vicky, una storia importante chiusa alla fine dello scorso anno, quando infuriava la polemica nel mondo dell‘atletica per l‘uso delle sue protesi in fibra di carbonio nelle gare con i normodotati.

“Ne soffro ancora adesso. Ma non ci posso fare niente. La vita è così. Ingiusta”.

IL CASO

Il lato sentimentale di Pistorius, nato per correre nonostante una malformazione congenita che lo ha costretto a subire l‘amputazione dei piedi quando aveva appena 11 mesi, emerge alla vigilia di una competizione importante, sottolineando quanto il suo caso sia mediatico oltre che sportivo.

Domani Pistorius tenterà la qualificazione olimpica per la prima volta dopo la riabilitazione ottenuta dal Tribunale dell‘arbitrato sportivo (Tas), che lo scorso maggio ha stabilito che le protesi da lui indossate non lo favoriscono nella corsa.

Pistorius spiega però di non temere gli effetti della sua sovraesposizione mediatica, tra interviste ed eventi promozionali in giro per il mondo.

“Non mi dà fastidio quando si parla di me. Sono felice per il sostegno che ricevo dai miei tifosi”, ha detto il campione parlando in piedi davanti alle telecamere, sfoggiando una maglia nera con la scritta “Olympic dream”.

Il giovane sudafricano, spiega il suo manager Pete Van Zyl, è “abituato alla pressione dei media”.

“Quando deve gareggiare però dimentica tutto. Si concentra e va”, spiega a Reuters Van Zyl.

Per la sfida di domani, Pistorius dice di essere “fiducioso ma realistico. E’ molto difficile correre dopo che nell‘ultimo mese e mezzo ho avuto così tanto da fare, anche con il Tas. Ma ora sono pronto e farò del mio meglio”.

Pistorius, che ha un primato personale di 46”56 sui 400 metri individuali, dovrà superarsi e correre in 45“55 per coronare il suo sogno olimpico. Ma, spiega il suo manager Pete van Zyl, potrà bastare anche un 45”95, tempo utile nella qualificazione alternativa “B”, che consente a ogni nazione di iscrivere un ultimo atleta per prova.

Se a Milano dovesse fallire, l‘atleta potrà ritentare al Golden Gala di Roma l‘11 luglio e al meeting di Golden League a Lucerna del 16 luglio, dopo che la federazione atletica sudafricana gli ha concesso più tempo per centrare l‘obiettivo.

Migliori chance potrebbe però riservare la tappa di Londra 2012. “Avrò due o tre anni di preparazione in più e sarò più maturo”.

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