Furto in un museo in Brasile: rubata tela di Picasso

giovedì 20 dicembre 2007 21:54
 

di Mauricio Savarese

SAN PAOLO (Reuters) - Due dipinti a olio, incluso uno di Pablo Picasso stimato intorno a 50 milioni di dollari, sono stati rubati oggi prima dell'alba da un importante museo di San Paolo, in Brasile.

Il "Ritratto di Suzanne Bloch", realizzato da Picasso nel 1904, nel periodo blu, e il dipinto "The Coffe Worker" del 1939 del brasiliano Candido Portinari, sono tra le principali opere esposte all'Art Museum di San Paolo, ha spiegato il museo in una nota.

I ladri avevano probabilmente mirato proprio ai due dipinti, in mostra in sale separate al secondo piano, ipotizza la direzione del museo.

"Riteniamo che ci sia la mano di qualche collezionista, per il suo uso privato", ha dichiarato in conferenza stampa Marcos de Moura, capo del team investigativo della polizia. "Si è trattato di un lavoro da professionisti, non di dilettanti".

Tre ladri sono entrati dalla porta principale del museo poco dopo le 5, quindi hanno infranto un altra porta di vetro mentre un complice aspettava all'esterno, ha detto De Moura. Nell'edificio sono rimasti solo tre minuti.

Non c'erano allarmi su nessuna delle porte. Le videocamere della sicurezza hanno filmato l'irruzione ma non il momento esatto in cui i dipinti sono stati prelevati dal muro, ha aggiunto l'investigatore. Nessuno dei ladri indossava un cappuccio.

Il museo, che resterà chiuso per i prossimi giorni, ha chiesto al ministero degli Esteri brasiliano l'aiuto dell'Interpol.

Il museo non ha voluto rendere noto il valore dei due dipinti, ma secondo l'esperto Jones Bergamin citato da Globo news, l'opera di Picasso varrebbe circa 50 milioni di dollari. Il dipinto di Portinari è stimato intorno a 5,5 milioni di dollari.

A ottobre due ladri cercarono di entrare nel museo ma furono individuati e fuggirono. La collezione del museo è considerata una delle più importanti dell'America Latina, con opere che vanno da Velazquez a Dali.

 
<p>Il "Ritratto di Suzanne Bloch" di Picasso. REUTERS/MASP/Handout</p>