30 marzo 2008 / 12:28 / tra 10 anni

Tensione alta in Tibet, torcia olimpica verso Pechino

<p>Un monaco tibetano si lega una fascia nera al braccio in segno di solidariet&agrave; in un centro di preghiera a Kathmandu, Nepal. REUTERS/Gopal Chitrakar</p>

(aggiunge arresti in Cina,

PECHINO (Reuters) - Momenti di panico si sono registrati ieri nella capitale tibetana durante dei controlli di polizia, segno della tensione che ancora agita Lhasa a poche settimane dalla sanguinosa rivolta contro il governo.

Disordini si sono verificati anche in altre zone tibetane in Cina, come nella provincia di Sichuan, dove la polizia ha detto di aver arrestato 26 sospetti e sequestrato armi, mentre la comunità tibetana riferisce di 100 monaci arrestati.

Al momento non è chiaro cosa sia realmente avvenuto nella città ieri, ma un sms inviato dalla polizia ai cittadini diceva che i controlli compiuti nella mattina avevano “spaventato i cittadini”.

Dei testimoni citati da International Campaign for Tibet, con sede a Washington, e Radio Free Asia, hanno riferito di persone “che correvano in giro gridando”.

Non è noto se i controlli siano stati disposti dopo una protesta, o se sono stati questi a causare il panico.

“Per favore rispettate la legge e seguite le regole, non create voci, non credete alle voci, non diffondete voci”, si legge nel messaggio, riproposto da Free Tibet Campaign e da International Campaign for Tibet.

“Combattete con severità ogni creazione o diffusione di voci che possano disturbare o spaventare le persone o causare disordine sociale o altri comportamenti criminali che possano danneggiare la stabilità sociale”.

Le nuove tensioni giungono mentre la Cina si prepara a ricevere la fiamma olimpica a Pechino domani. Il governo spera che il viaggio della fiaccola nel mondo possa diffondere un messaggio di unità nazionale in vista dei Giochi di agosto. Ma il passaggio della torcia olimpica è destinato ad alimentare nuove proteste. Un problema per Pechino, che deve far fronte alle critiche per la sua politica in Tibet e per la gestione della rivolta a Lhasa.

DISORDINI

A due settimane dalla rivolta di Lhasa, continuano arresti e disordini tra comunità tibetane dentro e fuori la Cina.

Nella provincia cinese di Sichuan, nella contea Aba, secondo l‘agenzia stampa di stato Xinhua, la polizia ha arrestato 26 sospetti e sequestrato armi, proiettili, esplosivi e coltelli. Secondo il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia, si è trattato di un‘incursione nel monastero di Kirti, dove la polizia ha arrestato 100 monaci e perquisito le stanze.

In Nepal, la polizia ha fermato almeno 113 manifestanti, dopo che circa 200 dimostranti, tra i quali monaci e monache, sono sbucati da una stradina all‘esterno del consolato cinese a Kathmandu, al grido di “vogliamo un Tibet libero”. La polizia li ha caricati e trascinati su delle camionette, mentre alcuni monaci dicevano “Ferma, ferma, per favore”, per non essere arrestati.

La rivolta del 14 marzo è esplosa dopo che i monaci avevano manifestato pacificamente per giorni. Il governo sostiene che 18 civili sono stati uccisi nelle proteste e accusa il Dalai Lama di averle orchestrate.

Il leader spirituale tibetano, fuggito in Cina nel 1959 dopo la rivolta fallita contro il regime comunista cinese, nega di aver ordito la rivolta, costata la vita, secondo la comunità tibetana, a 140 persone.

Parlando oggi in Laos, il premier cinese Wen Jiabao ha ripetuto che la rivolta a Lhasa è stata “violenta e criminale”.

“Speriamo che i governi in ogni luogo e i media possano affrontare e gestire questa materia in modo obiettivo ed equo. Il governo cinese è in grado di risolvere questo problema”, ha dichiarato Wen.

Il presidente Usa George W. Bush ha invitato la Cina a usare moderazione e a incontrare i rappresentanti del Dalai Lama, contro i quali i media di stato cinesi hanno iniziato una intensa propaganda.

Un vertice dei ministri degli Esteri dell‘Unione europea ieri ha chiesto di porre fine alla violenza in Tibet, esortando al dialogo sui diritti culturali e religiosi nella regione.

Ma in un comunicato congiunto, i ministri europei hanno evitato di fare riferimento alle Olimpiadi, dopo una settimana di divergenze sulla eventualità di boicottare la cerimonia di inaugurazione dei Giochi.

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