Venezia, le spiagge della memoria di Agnès Varda

mercoledì 3 settembre 2008 16:43
 

VENEZIA (Reuters) - Ci sono storie personali che si possono ricostruire attraverso panorami e paesaggi. Quella di Agnès Varda è fatta solo di spiagge. E per ripercorrere memorie e carriera, la cineasta francese, classe 1928, "Grande Madre della Nouvelle Vague" ha costruito una sorta di auto-documentario fatto di foto e spezzoni dei suoi 33 film, fra ricordi ed emozioni rievocate sulla battigia.

"Les Plages d'Agnès", oggi fuori concorso alla 65esima Mostra internazionale del cinema di Venezia è un'originale autobiografia tra luoghi vissuti e di fantasia. Dal Mediterraneo all'Atlantico al Pacifico, tra improvvisazione e fiction. Con persino una spiaggia ricostruita... a Parigi.

"Trovo ridicole le montagne. E non mi interessano le persone che considerano la vita come una salita da percorrere. Mi piacciono le spiagge, sono il luogo perfetto", ha detto a Venezia la regista francese. "Le spiagge sono perfette per la loro orizzontalità, luoghi di contemplazione, linearità", ha spiegato la Varda, oltre 60 anni di carriera, dal nuovo cinema francese ad un lungo soggiorno a Los Angeles, da lei eletta città americana per eccellenza.

Non è stato facile trovare la scrittura adatta a questo collage di immagini, ha spiegato ancora la regista. Rivendicando la libertà dell'artista che "esce dal classico e dalla rappresentazione immediatamente comprensibile", quella dell'artigiano che in questo caso ha realizzato quasi manualmente quest'opera, avvalendosi della collaborazione di un gruppo di giovani.

Immagini di tempi lontani ("Molti di quelli che ho fotografato oggi sono morti"), evocazione di valori che per lei non tramonteranno. Come quelli del femminismo. "Io ho spinto molte donne alla carriera cinematografica. E oggi che mi chiedono se sono ancora femminista rispondo di sì. Forse non è più di moda e molti dei suoi valori li diamo per scontati. Invece contraccezione ed aborto in molti Paesi sono ancora un problema e quella lotta non è ancora finita".

Il suo raccontarsi mai troppo esplicito, spiega, è sempre sul filo dell'ambiguità. E quando si mostra troppo vuol dire che in realtà non si vuol mostrare. Persino suo figlio, ammette, vedendo il suo film ha scoperto cose di lei che non conosceva.

"Cerco di vivere bene con questa mia contraddizione, che è quella di mostrarmi e di nascondermi".

INQUIETANTI PILOTI BAMBINI NEL CARTOON DEL GIAPPONESE OSHII

In un futuro senza più guerra, viene assegnato a dei ragazzi destinati a non crescere il compito di inscenare conflitti e battaglie aeree, per soddisfare il bisogno innato di conflitto degli esseri umani. Vivono in una realtà virtuale, senza memoria e senza futuro. Ma non senza angosce. Un quadro originale, quello delineato nel cartoon "The Sky Crawler" del giapponese Mamoru Oshii, oggi in concorso alla 65a Mostra Internazionale del Cinema. Due giovanissimi attori ad interpretare col solo doppiaggio i due protagonisti, per un insolito film di attori... senza attori.

La metafora, ha spiegato a Venezia Oshii, è sin troppo chiara. Quel mondo senza guerre vere, quegli eterni ragazzi, siamo noi. O meglio, a suo giudizio è la società giapponese. Che dopo oltre 60 anni senza guerre, a lui sembra regredita in fatto di maturità. Mentre ci saranno sempre guerre sino a che ci saranno esseri umani, fa capire Oshii, visto che è attraverso i conflitti e le guerre, dice, che si cresce.

 
<p>La regista francese Agnes Varda. REUTERS/John Schults</p>