Venezia racconta storie di disperati dall'Etiopia agli Usa

martedì 2 settembre 2008 18:20
 

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - In un villaggio dell'Etiopia stremata dalla guerra civile, dove quasi non ci sono più maschi adulti ed i ragazzi tentano di nascondersi per evitare il reclutamento forzato nell'esercito e in bande di ribelli, un uomo torna ad abbracciare la vecchia madre. E' segnato, nello spirito e nel corpo. Ha perso una gamba, sembra un reduce ma la sua storia e ancora più atroce, metafora di una fallita emancipazione del Continente Nero.

Con "Teza" stasera in concorso alla 65a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Haile Gerima regista pluripremiato ha voluto raccontare la storia disperata del suo Paese, l'Etiopia, attraverso la drammatica storia di un intellettuale, Anberber che torna dalla Germania dove ha studiato medicina, vivendo sulla propria pelle la terribile disillusione della rivoluzione marxista di Haile Mariam Menghistu, che ha rovesciato il Negus.

Dopo il colonialismo italiano che pure ha lasciato il segno e un lungo anacronistico regime, le speranze di pace e progresso civile si dissolvono davanti a una sanguinaria dittatura. Con esse si dissolvono anche valori sociali e umani che pure erano tradizione antica, dopo che il medico ha provato sulla propria pelle come anche il Vecchio Continente non offra sicurezza e rispetto a chi è di un altro colore. Resta un filo sottile, più un sogno che un speranza concreta.

L'illusione che un giorno, come raccontano le antiche leggende, diffuse dalla tradizione orale che è la vera memoria collettiva, i giovani troveranno la forza per uscire allo scoperto, non nascondersi più e sconfiggere il Male. Che purtroppo non è un nemico straniero ma cova nel cuore del Paese.

"L'idea del film mi è venuta da un sogno, un incubo legato ad una tragedia personale, che mi ha perseguitato quando sono tornato al mio villaggio per seppellire mia sorella, al quale il film è dedicato", ha spiegato a Venezia il regista. Che ha proiettato sul suo protagonista una contraddizione vissuta di persona, tra il suo ruolo nel mondo moderno e le aspettative deluse della sua famiglia, che da lui si aspettava aiuto, sperando che diventasse medico, e non regista.

Girato in poche settimane con un budget all'osso e la mano sicura di un veterano della macchina da presa, l'italiano Mario Masini, che filmò a suo tempo "Padre padrone", "Teza" offre un quadro abbastanza convincente del dramma africano e dei fallimenti delle oligarchie postcoloniali. Un racconto coerente, malgrado la difficile formula dei salti cronologici, appesantito però da qualche lungaggine e un po' di retorica.

REIETTI NEL DESERTO CALIFORNIANO SOTTO IL LIVELLO DEL MARE

Storie e paesaggi non meno disperati, quelli evocati da Gianfranco Rosi in "Below Sea Level" (Sotto il livello del mare), sezione Orizzonti, che ha esplorato una "terra di nessuno" nella ricca California, 250 chilometri a sud di Los Angeles, dove un'umanità di reietti ed emarginati vive in condizioni spaventose, senza acqua e senza elettricità, fuori dal controllo della polizia e delle autorità, in un deserto 40 metri sotto il livello del mare, inquinato e contaminato dalle esplosioni di un vicino poligono militare.

Storie e ritratti di disperazione e povertà che si intrecciano in un deserto mai così lontano dall'epopea del West, nel racconto dei nuovi vagabondi senza tetto, dice il regista. Che spera di portare la pellicola al Sundance Festival. E di trovare una distribuzione che la momento non ha, né in Italia né negli Usa.

 
<p>Il regista etiope Haile Gerima (al centro) posa con gli attori Aaron Arefe (2ndo da destra), Abeye Tedla (destra), Evelyn Johnston-Arthur (sinistra) e Veronika Avraham al Festival di Venezia. REUTERS</p>