Crisi, Oil: 43 milioni lavoratori rischiano di perdere il posto

lunedì 7 dicembre 2009 21:19
 

GINEVRA, 7 dicembre (Reuters) - Se i governi mondiali dovessero revocare i pacchetti di stimolo all'economia troppo presto, circa 43 milioni di lavoratori in tutto il mondo rischierebbero di uscire dal mercato del lavoro o di rimanere disoccupati a lungo secondo quanto ha detto oggi l'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Una sospensione anticipata delle misure a supporto dell'economia, assunte durante la recessione, potrebbe avere un impatto negativo sull'occupazione per anni, secondo quanto sostiene l'agenzia delle Nazioni Unite nel suo ultimo rapporto "World of work".

Il rapporto, però, non contiene previsioni specifiche sulla disoccupazione in un determinato lasso di tempo, per via dell'incompletezza dei dati.

A settembre l'Oil aveva fatto sapere che la disoccupazione, nel 2008 e nel 2009, sarebbe potuta salire a livelli record (219-241 milioni).

Per i 51 Paesi per i quali sono disponibili dati - tra cui Usa, Brasile, India e Cina -- l'Oil ha fatto sapere che almeno 20 milioni di posti di lavoro sono già stati persi da ottobre 2008.

Altri 5 milioni sarebbero a rischio nel caso in cui i governi decidessero di revocare i pacchetti di stimolo all'economia e di supporto all'occupazione, e addirittura 43 milioni di posti di lavoro verrebbero Persi tra il 2009 e il 2012 se non venissero applicate le giuste misure, secondo il rapporto.

"Nonostante ci siano dei segnali di una ripresa economica, le misure a sostegno dell'economia non devono essere abbandonate, vista la crescita della disoccupazione e dei lavoratori part-time", ha detto Raymond Torres, direttore dell'International Institute for Labour Studies dell'Oil, nonché autore del rapporto.

L'Organizzazione Internazionale del Lavoro prevede che l'occupazione, nei Paesi sviluppati, non tornerà ai livelli pre-crisi prima del 2013, mentre per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo le previsioni sono leggermente migliori, con il ritorno ai livelli pre-crisi previsto nel 2011.

Il rapporto, inoltre, riprende l'invito dell'Oil per quanto riguarda le riforme del settore finanziario, i cui eccessi sono stati tra le cause principali della crisi.