25 settembre 2009 / 18:45 / tra 8 anni

SINTESI-G20 affronta nodi economia globale a Pittsburgh

Di Sumeet Desai e Chris Buckley

PITTSBURGH, 25 settembre (Reuters) - Il G20 diventerà il forum per la cooperazione economica a livello internazionale, dando alle potenze emergenti come la Cina maggiore influenza.

Nella due giorni di Pittsburgh che si chiude oggi i leader delle 20 maggiori economie del mondo hanno anche fissato la tabella di marcia che porterà entro il 2012 all‘introduzione di nuove regole per l‘accantonamento del capitale nelle banche.

Secondo quanto si legge nella bozza di comunicato del vertice, il bisogno di assicurare una crescita sostenibile e duratura è diventato il tema più importante nell‘agenda del vertice.

I Paesi del G20, che rappresentano all‘incirca il 90% del Pil globale, si sono impegnati a mantenere nell‘immediato le misure di stimolo all‘economia fino a quando il ritorno alla crescita non sarà assicurato.

“Al momento non va abbassata la guardia, i leader confermano le misure di stimolo”, spiega una fonte diplomatica.

L‘aver rimandato a data da destinarsi l‘exit strategy per riassorbire l‘enorme liquidità immessa nelle economie colpite dalla crisi ha portato il dollaro ai minimi da sette mesi e mezzo contro lo yen giapponese.

Al suo primo G20 su suolo americano, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dovuto testare la sua abilità nella gestione sia degli affari interni che esteri.

La scoperta di un secondo impianto nucleare in Iran per l‘arricchimento dell‘uranio ha dato a Obama, con al fianco i leader Gran Bretagna, Francia e Italia, l‘opportunità di spingere le Nazioni Unite contro il regime di Teheran.

Il G20 ha anche raggiunto un accordo per porre sotto maggiore controllo le banche, i cui eccessi, soprattutto nella parte che riguarda i bonus ai manager, hanno contribuito a innescare la crisi finanziaria mondiale.

Regole più strette sulle riserve di capitale che le banche dovranno accantonare per far fronte alle perdite dovrebbero essere pronte entro fine 2010, anche se la loro entrata in vigore avverrà gradualmente nei successivi due anni, si legge nella bozza del comunicato.

Per quel che riguarda i bonus, la soluzione individuata dal G20 consiste nel legare le retribuzioni dei top manager a strategie per la creazione di valore nel lungo periodo senza l‘assunzione di rischi eccessivi.

Il comunicato non cita tetti rigidi, come proposto da alcuni Paesi europei, soprattutto la Francia.

SPINTA A UN ACCORDO SUL COMMERCIO INTERNAZIONALE

La bozza fa riferimento a una rapida conclusione nel 2010 dei negoziati sulla liberalizzazione del commercio, noti come Doha round.

Espressioni analoghe si trovavano nei comunicati di altri vertici del passato, senza che si sia tuttavia giunti a risultati concreti.

Mentre Wall Street ha accolto con favore l‘impegno a mantenere le misure di stimolo, alcuni analisti si sono mostrati scettici sul fatto che il G20 possa portare a cambiamenti significativi.

“Assumono ogni genere di impegno su temi come le retribuzioni ai manager. Nella realtà su argomenti importanti come i requisiti di capitale e i limiti all‘emissione di anidride carbonica siamo ancora troppo lontani dal raggiungere risultati”, ha detto Christopher Low, capo economista di Ftn Financial a New York.

Forse inaspettatamente, il G20 è riuscito a siglare un‘intesa per trasferire alle economie emergenti non meno del 5% nei diritti di voto all‘interno del Fmi.

Ma secondo Max Lawson, membro di Oxfam, un‘organizzazione internazionale per gli aiuti umanitari, il G20 non è riuscito a sanare in toto gli squilibri insiti nella governance del Fondo.

“Se il Fondo non cambia le sue regole per dare più voce ai Paesi poveri resterà sempre il club dei Paesi ricchi”, ha detto Lawson.

Il comunicato affronta anche il nodo degli squilibri finanziari globali. Il documento dice infatti che Paesi del G20 con significativi surplus commerciali -- come la Cina -- si sono impegnati a sostenere la domanda interna. Di converso Paesi in deficit come gli Stati Uniti si sono impegnati ad aumentare il risparmio privato.

Sembra improbabile tuttavia che gli Stati accettino di sottostare alle indicazioni del G20 per quel che riguarda la loro politica economica interna.

Va detto che una sorta di risanamento nelle posizioni debitorie e creditorie dei vari Paesi è già iniziato e proprio a causa della crisi. I consumi degli americani sono in calo e la Cina sta spendendo circa 600 miliardi di dollari per stimolare la sua economia e rendersi progressivamente meno dipendente dalle esportazioni.

A Pittsburgh il G20 è stato designato il principale foro internazionale a livello economico. Questo significa che il G20 potrebbe soppiantare il ruolo che prima era di G7 e G8, formati dove i Paesi occidentali sono tradizionalmente più influenti.

“Il G8 non muore. Il G8 resta il luogo politico internazionale, c’è una netta differenziazione dei ruoli”, dice una fonte diplomatica europea.

“Il G8 non è morto ma è chiaramente in piena agonia”, ha detto Marco Aurelio Garcia, consigliere per la politica estera del presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva.

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