21 ottobre 2008 / 15:18 / 9 anni fa

Ricchi e poveri si allontanano, Italia non fa eccezione - Ocse

PARIGI, 21 ottobre (Reuters) - Ricchi e poveri del mondo sono sempre più lontani e l'Italia non fa eccezione, con il sesto gap dei redditi per ampiezza tra le nazioni industrializzate. Ma la forbice non si allarga quanto temuto dai più pessimisti e non è tale da provocare disordini sociali.

Lo dice "Growing Unequal", ultimo studio Ocse sui divari di ricchezza, spiegando che a compensare le ineguaglianze ci pensano i governi, aumentando le tasse e la spesa per il welfare.

"L'aumento delle diseguaglianze, benchè diffuso e significativo, non è stato così spettacolare come si pensa" si legge nelle 390 pagine dello studio.

Nella classifica dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, la Danimarca è il paese con gli squilibri di reddito minori, appena meglio della Svezia, mentre in fondo c'è il Messico, ultimo davanti a Turchia e, forse non sorprendentemente, Stati Uniti.

Nella democrazia a stelle e strisce il 10% super ricco ha un reddito medio di 93.000 dollari (in termini di Purchasing power parity*), contro una media Ocse di 54.000 dollari, il 10% super povero guadagna 5.800 dollari/anno, contro una media Ocse a 7.000.

ITALIA NELLA SESTA PEGGIOR POSIZIONE OCSE

Quanto all'Italia, la spinta all'allargamento della forbice è stata forte all'inizio degli anni '90 e ci ha portato alla sesta peggiore posizione tra i paesi Ocse, calcola il report. A fronte di un reddito medio del 10% più ricco a circa 55.000 dollari (in termini di Ppp), il 10% più povero si ferma a 5.000 dollari.

Per i 24 paesi Ocse di cui esistono i dati, la crescita cumulativa delle diseguaglianze è stata del 7% tra la metà degli anni '80 e la metà degli anni 2000, con il movimento maggiore visto nei primi dieci anni del periodo.

Si tratta di una variazione "che non giustifica... discorsi di sgretolamento della società" civile, per gli analisti Ocse che sottolineano come "nei paesi sviluppati i governi abbiano tassato e speso di più per compensare la tendenza allo squilibrio sociale. Oggi spendono in politiche sociali più di quanto sia mai avvenuto nella storia".

Ocse nota tuttavia che a beneficiare maggiormente dei movimenti redistributivi sono stati gli anziani - negli ultimi 20 anni la fascia di età che ha visto più crescere i suoi redditi è tra 55-75 anni - mentre è salita la povertà dei bambini e si è portata oggi sopra la media generale.

Guardando al periodo dal 2000 a oggi, il divario reddituale si è alzato di più in Italia, Canada, Germania - il paese dove gli squilibri sono aumentati più negli ultimi cinque anni che negli ultimi 15 complessivi - Norvegia, Usa e Finlandia. Forbice in diminuzione in GB, Messico, Grecia e Australia.

GRAN BRETAGNA, FRANCIA TRA I PAESI DOVE CRESCE L'EGUAGLIANZA

Dal 2000, squilibri di reddito e povertà sono scesi in Gran Bretagna più velocemente che in ogni altro paese Ocse, anche se il gap ricchi-poveri britannico è più largo che nel 75% degli altri paesi industrializzati e se a livello dei soli salari la forbice si è ampliata del 20% dal 1985 a oggi.

Anche i francesi sono diventati più uguali - i paesi in cui il divario dei redditi si stringe sono solo 5 - ma il 10% più abbiente, con 54.000 dollari (Ppp) di media, resta ben lontano dal 10% più svantaggiato a quota 9.000 dollari quasi.

Meno squilibri si vedono anche in Giappone, paese dove il livello di povertà (persone che vivono con meno della metà della mediana dei redditi) resta tuttavia il quarto peggiore dell'Ocse.

*La Purchasing power parity riflette i consumi "reali" espressi da un paniere di beni di consumo che possono essere acquistati sul mercato o sussidiati in parte o interamente forniti dallo stato.

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