Economia vede spettro deflazione, ruolo chiave governi - Merrill

martedì 20 gennaio 2009 16:55
 

MILANO, 20 gennaio (Reuters) - La deflazione è più di uno spauracchio e c'è il rischio concreto che le economie dei Paesi industrializzati scivolino in uno stallo di tipo giappponese.

E' l'opinione di Gary Dugan, managing director e chief investment officer di Merrill Lynch Global Wealth Management Emea.

Illustrando il report "Year ahead 2009" alla comunità finanziaria, Dugan ha sottolineato che "il rischio di deflazione è superiore alle aspettative generali" e, sebbene "la probabilità di una deflazione persistente sia bassa, potrebbe avere un effetto fortemente negativo".

Il manager di Merrill si è soffermato sull'andamento del ciclo dell'indebitamento a livello mondiale tra la fine degli anni Ottanta e i picchi toccati prima che la crisi finanziaria facesse scattare un violento deleveraging.

Il caso limite è quello del Giappone, che ha visto passare il rapporto fra indebitamento e Pil delle famiglie dal 5,2% a -2% e quello delle aziende dal 19% allo 0,6%.

Il rischio è che la spirale che ha vissuto da Tokyo si ripeta negli Stati Uniti e nella zona euro: "Stamo vedendo quanto già accaduto in Giappone, con la caduta dei prezzi". Attenzione, perché "una volta che la deflazione s'installa nell'economia è molto difficile estirparla", come, appunto, insegna il caso nipponico.

La chiave per evitare che l'economia mondiale scivoli nel pantano di "una deflazione pluriennale", secondo Dugan, sono le politiche che possono mettere in campo i governi, "tramite tagli alle imposte e provvedimenti di spesa pubblica per stimolare la crescita".

Merrill vede l'introduzione di misure fiscali pari al 2-5% del Pil e consiglia di mantenere "una politica monetaria aggressiva e innovativa".

Per quanto riguarda le previsioni sul Pil, il report indica una crescita mondiale del 3,4% nel 2008, dell'1,2% nel 2009 e del 3,1% nel 2010. La zona euro, secondo Merrill, è cresciuta dell'1% l'anno scorso, perderà lo 0,6% quest'anno e risalirà a +1,1% nel 2010. L'Italia è vista arretrare dello 0,4% nel 2008 e dell'1% quest'anno, mentre il Pil 2010 salirà dello 0,8%. "Sarei sorpreso se l'Italia crescesse più dello 0,5-1% nel 2010", ha concluso Dugan, ricordando la stima di Bankitalia secondo cui il calo del Pil quest'anno sarà del 2%.