PUNTO 1 - Italia, Prometeia vede Pil 2009 a -4,9%, 2010 +0,5%

lunedì 19 ottobre 2009 15:56
 

(aggiunge da quinto paragrafo nuovi dettagli da comunicato)

MILANO, 19 ottobre (Reuters) - L'economia italiana si contrarrà nel 2009 del 4,9%, rispetto alla media Uem del -4%, per poi tornare a crescere dello 0,5% nel 2010.

E' quanto emerge dalle stime di ottobre del centro studi Prometeia che aggiungono come, sul fronte dei conti pubblici, il rapporto deficit/Pil possa crescere quest'anno del 5,3% e nel 2010 del 5,7%.

L'inflazione è vista a +0,8% nel 2009 e a +1,4% nel 2010. Per l'Italia, scrive il centro studi in una nota, "è fuor di dubbio che l'attività produttiva sia in ripresa e nei mesi autunnali resterà mediamente più sostenuta rispetto alla primavera". Di conseguenza "una crescita nel terzo trimestre e una sua stabilizzazione nel quarto segneranno la fine della peggiore recessione dopo la Grande Depressione".

Il cammino di uscita dalla crisi sarà comunque lento anche a causa dei vincoli a livello internazionale che incideranno sulle esportazioni, mentre non sembrano esserci abbastanza spazi si manovra per affidare la ripresa all'aumento della domanda interna.

Finora incentivi alla rottamazione, ammortizzatori sociali e lo scarso indebitamento delle famiglie italiane hanno permesso di reggere alla forza d'urto della crisi, ma in futuro resta da vedere come l'economia sopporterà l'aumento dell'inflazione di pari passo a quello della disoccupazione.

Inoltre "l'elevato debito pubblico lascia spazi limitati alla possibilità di intraprendere politiche fiscali di stampo più nettamente espansivo", scrive il centro studi.

La conclusione è sibillina. "Ci aspettano anni di crescita modesta - se non anche accidentata - che consentirà una chiusura molto parziale dell'ampio output gap che si è aperto con la recessione", dice Prometeia. "Al termine dell'orizzonte di previsione non solo il livello del Pil sarà ancora inferiore a quello pre-crisi, ma si saranno messe in moto trasformazioni profonde del sistema economico, a partire dal settore industriale, il cui esito finale non è scontato".