PUNTO 1- Italia, aumenta disoccupazione, colpiti giovani e donne

venerdì 19 giugno 2009 13:06
 

  (riscrive aggiungendo commenti economisti e dettagli da
comunicato Istat)
 
 MILANO, 19 giugno (Reuters) - Cala come previsto
l'occupazione italiana, con flessioni pesanti in particolar modo
per i giovani e con ricadute sull'offerta di lavori qualificati.
Una tendenza soltanto agli inizi che, secondo la maggior parte
degli economisti, ha poche speranze di invertirsi prima della
seconda metà del prossimo anno.
 Secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica
(Istat), la forza lavoro italiana ha subito una netta
contrazione nei primi tre mesi dell'anno, con la percentuale di
disoccupati salita in termini destagionalizzati ai massimi da
inizio 2006, a 7,3% dal 7% del quarto trimestre 2008, in linea
con attese degli economisti in una forchetta tra 7,1% e 7,5%.
 Un deterioramento del mercato del lavoro che interessa
particolarmente l'agricoltura (-7% dipendenti su anno), e che
investe in maniera minore anche il comparto industriale e del
terziario.
 Su base tendenziale il tasso di disoccupazione grezzo, vale
a dire non corretto in termini stagionali, è passato a 7,9% dal
7,1% dei primi tre mesi del 2008.
 I senza lavoro sono aumentati per la quinta volta
consecutiva, toccando quota 1,982 milioni, rispetto ai 1,761
milioni del primo trimestre 2008, mentre gli occupati sono scesi
a 22,966 milioni da 23,170.
 "I dati di oggi sono soltanto i primi di una serie di
risultati negativi e, tutto sommato, non sono stati drammatici:
temevo potessero essere peggiori", commenta l'economista di
Unicredit Marco Valli.
 "Nel primo trimestre abbiamo avuto l'indicazione sul trand
dei prossimi mesi. Per la creazione di nuovi posti di lavoro
dovremo probabilmente aspettare la metà del 2010".
 Di parere simile sono Luigi Speranza, economista di Bnp
Paribas e Paolo Mameli di Intesa SanPaolo, secondo i quali il
tasso di disoccupazione toccherà nei prossimi trimestri un picco
sopra il 9%. L'Ocse ha paventato il rischio che il tasso arrivi
al 10% nel 2010.
 
 GIOVANI SENZA LAVORO
 A pagare la crisi sono, in particolare, i giovani. Gli
occupati con contratti a termine, che riguardano per circa i 3/4
ragazzi al di sotto dei 34 anni, sono diminuiti del 7%, vale a
dire di 154.000 unità. A questi numeri vanno aggiunti i 107.000
collaboratori occasionali che hanno perso il posto, una
categoria che tradizionalmente include molti giovani alle prime
esperienze lavorative.
 Che siano stati colpiti i più giovani "è un elemento atteso
e non sorprendente", commenta Valli. "I dati Istat non tengono
conto delle persone in cassa integrazione. Di conseguenza
l'aumento dei disoccupati si concentra nelle categorie che non
hanno accesso agli ammortizzatori sociali".
 
 STRANIERI, PART-TIME E INATTIVITA'
 Tra i dati socialmente rilevanti dell'indagine Istat sono da
segnalare inattività e part-time obbligatorio - che in tempo di
crisi colpiscono specialmente le donne - ma anche l'aumento
dell'occupazione degli stranieri.
 A fronte del calo di 426.000 posti di lavoro di persone di
nazionalità italiana, sono cresciuti di 222.000 unità gli
occupati stranieri, impiegati prevalentemente in professioni non
qualificate.
 ""Gli stranieri lavorano spesso in settori che richiedono un
minore tasso di istruzione, come costruzioni e agricoltura. Se
da un lato sta continuando il processo di regolarizzazione,
dall'altro è la crisi, che intacca le attività produttive, a
favorire coloro che si adattano a fare qualsiasi cosa piuttosto
delle persone con titolo di studio elevato in cerca di lavori
con alto valore aggiunto", spiega Valli.
 In un paese come l'Italia, con una forte regolamentazione
del mercato del lavoro, non è sorprendente neanche la crescita
su base annua dell'1,7% a 42.000 unità dei part-time per
dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Il fenomeno, che
coinvolge esclusivamente le donne, viene visto come un modo di
tagliare i costi, senza ricorrere al licenziamento.
 In rialzo anche l'inattività: il 37,6% di uomini e donne tra
15 e 64 anni ha rinunciato alla ricerca di un'occupazione
rispetto al 37,2% di un anno prima. In particolare sono le donne
a pagare la riduzione di offerta lavorativa: nel Mezzogiorno
sono salite al 63,7% quelle che hanno scelto l'inattività.