Tasse, imponibile unico europeo limita libertà fiscale governi

mercoledì 8 giugno 2011 17:01
 

ROMA, 8 giugno (Reuters) - L'introduzione della base imponibile comune europea, di cui si discute da circa dieci anni, sarebbe una via neutra per avvicinarsi ad una fiscalità comunitaria anche se potrebbe avere effetti limitativi per la flessibilità della politica fiscale e risultati difficilmente stimabili in termini di gettito.

Lo ha detto Fabrizia Lapecorella direttore del dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia nel corso di una audizione alla commissione Finanze e Tesoro del Senato in merito alla direttiva europea che dovrebbe introdurre il nuovo sistema di calcolo dell'imponibile per le società e i gruppi europei.

Il dirigente ha spiegato che l'obiettivo della direttiva è di rimuovere "ostacoli fiscali che impediscono la crescita del mercato comune, ostacoli che derivano dall'esistenza di 27 regimi fiscali cui devono adeguarsi le società che operano nel mercato comune sostenendo significativi costri amministrativi".

Di qui l'idea di introdurre una base imponibile comune (Common Consolidated Corporate Tax Base, o Ccctb), che consenta ai gruppi che operano in più mercati di utilizzare un unico strumento fiscale di definizione dell'imponibile indipendentemente dall'articolazione del gruppo in più Paesi.

Si tratta di una questione molto complessa e che deve fare i conti con la scarsa simpatia degli stati per per la perdita di sovranità fiscale. L'introduzione del nuovo strumento farebbe perdere ai ministri delle Finanze la possibilità di manovrare la base imponibile per aumentare il gettitto lasciando loro solo la possibilità di "modificare le aliquote".

La scelta di aderire all Ccctb, che è su base volontaria, potrebbe coinvolgere poco meno 9.000 società secondo la Lapecorella, non un numero enorme, ma sicuramente fiscalmente significativo. Almeno a giudicare dalle prime stime sui possibili effetti dell'introduzione del nuovo modello.

Il dirigente delle Finanze ha dato anche qualche stima di potenziale andamento del gettito avvertendo che si tratta di calcoli di larghissima massima e condizionati da una serie di assunzioni che potrebbero essere messe in dubbio dall'evoluzione della legislazione, "che non è ancora arrivata ad una fase di definizione di dettaglio delle voci di attivo e passivo dell'imponibile". Ma anche per il fatto che l'adesione al metodo dell'imponibile unico sarà volontaria. Di qui la necessità di prevedere diversi scenari.

Nell'ipotesi in cui ci fosse un'adesione "conservativa al nuovo sistema", cioè fossero mantenute in essere una serie di norme nazionali più favorevoli al fisco italiano, si avrebbe un maggior gettito Ires di 280 milioni frutto del diverso metodo di calcolo degli ammortamenti.

L'applicazione delle regole europee, secondo i criteri della direttiva, "porta un incremento di materia imponibile netta [per l'Italia] di circa 6 miliardi, da cui discende un maggior introito Ires di circa 1,6 miliardi. Risulta quindi un beneficio complessivo per l'erario italiano di circa 1,9 miliardi".   Continua...