Fisco, imponibile unico europeo lega le mani ai governi-Micossi

mercoledì 1 giugno 2011 15:39
 

ROMA, 1 giugno (Reuters) - Il recepimento in Italia della direttiva europea sull'imponibile unico (Common Consolidated Corporate Tax Base) avrà come prima conseguenza la limitazione della libertà di bilancio del governo, perchè è stato proprio agendo sulla variabile imponibile che sono state fatte tutte le ultime manovre finanziarie.

Lo ha detto il direttore generale di Assonime, Stefano Micossi, nel corso di un'audizione alla commissione Finanze del Senato.

E' palese, ha detto Micossi, "che le manovre fiscali annualmente realizzate nel nostro Stato vengono attuate attraverso sistematiche variazioni delle regole di determinazione delle basi imponibili. Alla leva fiscale hanno fatto sistematico ricorso tutti i governi, i quali spesso (per motivi legati anche ad esigenze di immagine politica) hanno agito, piuttosto che sull'incremento delle aliquote nominali - misura, questa, che quantomeno sarebbe stata di facile gestione per i contribuenti - sulla determinazione delle basi imponibili".

Oltre alla prevedibile opposizione dei governi, però, ha spiegato ancora Micossi, esistono anche delle difficoltà tecniche nel tentativo della commissione europea di voler avviare una armonizzazione fiscale partendo dalla definizione di un imponibile unico da applicare in 27 diverse legislazioni fiscali.

Fra le molte difficoltà di applicazione Micossi ha ricordato che l'imponibile unico europeo è "una disciplina opzionale, che affiancherebbe e non sostituirebbe le differenti realtà impositive nazionali. Inoltre, l'integrazione della Common consolidated corporate tax base [Ccctb] con gli ordinamenti tributari nazionali non sarà agevole, tra l'altro poiché alcuni non prevedono una disciplina di gruppo nell'ordinamento civilistico e fiscale, mentre altri già prevedono forme di tassazione consolidata di gruppo, ma diverse da quelle ipotizzate dalla Commissione".

In secondo luogo, ha detto ancora Micossi, "più di dieci anni di studi non hanno ancora consentito di giungere a serie valutazioni sull'impatto di gettito".

I rappresentanti di Assonime però non hanno una visione del tutto negativa del tentativo della Ue di realizzare una fiscalità comunitaria.

L'applicazione della direttiva potrebbe dare luogo a riduzioni fiscali, ma queste sarebbe bene che fossero frutto di scelte politiche trasparenti ha aggiunto Micossi.

Soprattutto, l'eventuale approvazione della direttiva potrebbe produrre un benefico taglio di spese per le aziende: i "costi di conformità [alle varie normative], con l'attuazione della direttiva - si stima - verrebbero abbattuti di circa il 62% per le imprese di grandi dimensioni e del 67% per le piccole e medie imprese".

(Alberto Sisto)