Crisi, multinazionali italiane ripartono, ma all'estero - Istat

lunedì 21 marzo 2011 11:47
 

ROMA, 21 marzo (Reuters) - Dopo la crisi del 2009 le multinazionali italiane riprendono a crescere ma più all'estero che in Italia.

Lo segnala l'Istat nell'indagine "Struttura, performance e comportamenti delle multinazionali italiane".

Secondo l'Istituto di statistica il confronto tra il biennio 2008-2009 e le prospettive 2010-2011 mostra, per il complesso delle multinazionali industriali italiane, una sostanziale ripresa della crescita per tutte le attività. Tuttavia, "la quota di multinazionali industriali che dichiarano un incremento dei livelli di attività produttive all'estero (38,4%) è nettamente superiore all'analoga quota registrata per le attività realizzate in Italia (21,6%)".

Va meglio per le attività che Istat definisce di supporto avanzato (telecomunicazioni, progettazione, ricerca e sviluppo), la cui crescita è lievemente più sostenuta in Italia (16,7%) rispetto all'estero (15,4%).

Tra i principali benefici connessi alle controllate estere, le multinazionali segnalano soprattutto l'accesso a nuovi mercati e la disponibilità di servizi in loco per i clienti (77,3%), la logistica e la distribuzione (53,1%). Figura invece all'ultimo posto il costo del lavoro (42%).

I principali paesi dove investono le multinazionali che operano nell'industria sono: Romania (oltre 116.000), Brasile (oltre 75.000), Cina (oltre 66.000) e Francia (quasi 57.000). I gruppi che operano nel comparto dei servizi prediligono Stati Uniti (quasi 106.000 addetti), Germania (quasi 66.000), Spagna (oltre 42.000) e Francia (circa 39.000).

La manifattura si conferma il settore con il più elevato grado di internazionalizzazione, ad eccezione dell'estrazione di minerali (quasi il 90% in termini di addetti) e dei servizi finanziari (36,8%). Segue il commercio, mentre i servizi non finanziari risultano relativamente poco internazionalizzati.