22 dicembre 2010 / 11:21 / 7 anni fa

PORTAFOGLI-Bond, con attese inflazione più volatilità curva 2011

MILANO, 22 dicembre (Reuters) - Il rischio inflazione non agita le notti dei gestori, rimanendo per il momento confinato ai paesi emergenti. Ma le aspettative di rialzo dei prezzi, che potrebbero iniziare a prendere corpo nella seconda metà dell‘anno prossimo, imporranno una maggiore volatilità sulle scadenze lunghe dei mercati obbligazionari occidentali, condizionando le gestioni.

Ne sono convinti alcuni gestori che hanno partecipato al consueto sondaggio mensile Reuters-Lipper.

“Oggi l‘inflazione non è il problema principale, anche perchè le banche centrali stanno agendo per contrastare il rischio di deflazione”, ricorda Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni. “Ma nei paesi emergenti il tema dei prezzi sta diventando centrale, come ad esempio in Cina”.

“Il vero pericolo è l‘inflazione dei mercati emergenti”, fa eco Francesco Fonzi, senior portfolio manager di Credit Suisse AM sgr, ricordando che in Cina l‘inflazione è passata dall‘1,5% del mese di gennaio (minimo di periodo), al 5,1% di novembre soprattutto per effetto del rincaro dei beni agricoli.

La politica restrittiva avviata a inizio 2010 nei paesi emergenti - e in Asia in particolare - secondo il gestore avrebbe dovuto concludersi con l‘estate.

“Invece le evidenze dopo l‘estate dimostrano che questa stretta monetaria non è stata sufficiente: ciò può costituire un elemento di preoccupazione per i paesi occidentali nella misura in cui una stretta ancora più robusta potrebbe imporre un rallentamento dell‘economia a livello globale”, osserva Fonzi.

POSSIBILE IRRIPIDIMENTO CURVA IN SECONDA PARTE 2011 L‘offerta abbondante di moneta della Federal Reserve e i sei mesi programmati di “quantitative easing” dovrebbero finire con l‘alimentare pressioni al rialzo dei prezzi negli Stati Uniti, riportandoli “verso quel 3-4% che abbiamo visto nell‘ultimo ciclo espansivo degli anni 2000”, sottolinea Fonzi.

Le aspettative di inflazione inizieranno ad aumentare prima, in concomitanza con i primi passi di normalizzazione della politica monetaria e di ritorno alla crescita negli Stati Uniti.

“Presumibilmente, nella seconda parte dell‘anno, si potrebbe assistere ad un irripidimento della curva dei rendimenti sia negli Usa che in Europa”, ipotizza il gestore.

Anche per Pioneer Investments, dove già i portafogli sono scarichi di governativi delle due sponde dell‘Atlantico, si tornerà a parlare di inflazione non prima del secondo semestre 2011.

“Forse questo sarà il tema nuovo del 2011: politiche monetarie così espansive che ci vuole poco perchè la gente cominci a credere che l‘inflazione stia ricominciando a salire”, dicono dall‘asset manager del gruppo Unicredit (CRDI.MI). “Non si spiega altrimenti perchè il trentennale americano sia salito di circa un punto percentuale da settembre, con un movimento parallelo anche sul Bund nonostante la crisi del debito sovrano”.

Un‘opportunità operativa per chi, come Sella Gestioni, ha già iniziato a inserire nei portafogli titoli indicizzati all‘inflazione, “anche in misura del 10-15%”, come precisa Trivelli. “Funzionano da hedging al rischio di rialzo dei tassi di mercato sulla parte medio-lunga”, aggiunge. La normalizzazione dei prezzi potrebbe non essere vista di cattivo occhio, considerata la recente esplosione dei debiti pubblici.

“Non mi aspetto politiche troppo permissive, ma potrebbe esserci un atteggiamento meno rigido del solito”, ipotizza Trivelli. “Nel corso dell‘anno mi aspetto di rivedere l‘inflazione tornare in linea all‘obiettivo del 2% della Bce, magari con qualche puntata sopra questo livello, specialmente se l‘euro rimarrà piuttosto debole”.

Il sondaggio integrale sull‘asset allocation di dicembre sarà pubblicato oggi alle ore 15.

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