8 luglio 2010 / 11:33 / 7 anni fa

PUNTO 3-Manovra, Berlusconi: fiducia atto coraggio, a casa senza

(aggiunge commento Bindi in poaragrafo 6)

di Francesca Piscioneri

ROMA, 8 luglio (Reuters) - Silvio Berlusconi sceglie di nuovo la tv per spiegare quale sia, dal suo punto di vista, lo stato dell‘arte in Italia e nel suo governo. Dice che la ripresa c’è ma deve essere cementata con scelte di rigore sui conti pubblici, come quelle compiute con la manovra da 25 miliardi all‘esame del Parlamento. E precisa: il governo è stato coraggioso a porre la fiducia sul decreto, se non la otterrà andrà a casa.

In un‘intervista tv a Studio Aperto di Fininvest, il presidente del Consiglio ha ricordato i buoni dati del Pil nel primo trimestre 2010 e che “la produzione industriale nel mese di giugno è tornata a salire”, segno che “la ripresa è in corso e sarà tanto più salda quanto più legata ad una politica di rigore”.

“La scelta del governo di porre la fiducia [sulla manovra] è stato un atto di coraggio”, aggiunge, e se non passerà “andiamo a casa”.

Secondo l‘opposizione il fatto che Berlusconi “annunci l‘ovvio” - ossia che se il parlamento non gli vota la fiducia si deve dimettere - è sintomo di debolezza.

“E’ indice di due verità inconfutabili: la prima è che la fiducia l‘ha messa contro la sua stessa maggioranza, la seconda che non è più tanto sicuro di avere ancora una maggioranza in Parlamento”, ha detto Massimo Donadi, presidente dei deputati dell‘Italia dei valori.

Per Rosy Bindi, presidente dell‘assemblea del, Pd “blindare la manovra con la fiducia è l‘unico mezzo che resta a Berlusconi per tenere in pugno una maggioranza divisa, scontenta e allo sbando, incapace di affrontare nelle aule parlamentari un qualunque provvedimento senza subire lacerazioni o risse”.

Non crede all‘ipotesi della crisi di governo la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che sollecita anzi una rapida approvazione della manovra “perché i mercati e l‘Europa ci aspettano al varco”.

DISSENZIENTI NON IN LINEA CON PAESE, DDL ASCOLTI SACROSANTO

In uno dei passaggi dell‘intervista Berlusconi, rispondendo alla domanda se stesse pensando a un Predellino due, ovvero a rifondare il Pdl per liberarsi dei dissidenti, ha avvisato: “Io ho in mente di continuare a governare e di andare avanti con passione, determinazione e slancio e chi nel Pdl dovesse dissentire da questo impegno assoluto e morale dovrebbe prendere atto di non essere più in sintonia con la maggioranza dei nostri elettori”.

In quello che sembra un messaggio a Gianfranco Fini, con il quale i rapporti sono sempre più tesi, il premier, senza mai citarlo, dice: “In un partito ci si confronta e si discute. Ma nel momento delle decisioni vige il principio della maggioranza”.

Berlusconi è tornato a difendere il ddl sulle intercettazioni, contro la quale domani scioperano i giornalisti e che è stata motivo di tensione con Fini e con il Quirinale, definendola una “legge sacrosanta che ricalca un altro disegno di legge approvato con una maggioranza bulgara nel 2007 quando al governo c‘era la sinistra”.

“Nessuno allora parlò di legge bavaglio, di oltraggio alla libertà e alla democrazia, ma per la sinistra democrazia e libertà esistono solo quando al governo ci sono loro”, ha aggiunto.

Il premier ha ribadito di godere di una solida fiducia - il 63% - da parte degli italiani.

Secondo un sondaggio Ispo - basato su 803 casi e con un margine di approssimazione del 3,5% - pubblicato stamani sul Corriere della Sera, la percentuale di giudizi positivi sull‘operato di Silvio Berlusconi è oggi al 41% dal 50% di fine maggio. I giudizi negativi lievitano al 57 dal 48%, segnando uno dei cali di consenso più netti e repentini degli ultimi anni, scrive sul Corriere il sondaggista Renato Mannheimer.

Ispo cita tra i motivi del calo dei consensi il conflitto con le Regioni sulla manovra finanziaria, l‘iter tormentato della legge sulle intercettazioni e l‘inasprirsi del conflitto con Gianfranco Fini.

Il Cavaliere riesce a contenere in parte l‘erosione di consenso al Sud (-7%) mentre subisce perdite assai maggiori nel Nord-Est, ove il grado di approvazione passa dal 52% al 38%.

Tuttavia, dice ancora Mannheimer, “sin qui l‘opposizione non sembra avere tratto particolare vantaggio dalla debolezza crescente del premier”.

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